Ho parlato del primo giorno di autogestione qui e adesso voglio raccontarvi com’è andata nel corso dei tre giorni. Non parlerò oggi della mia famiglia, non voglio andare fuori tema, oggi parlo di tutti gli altri.

Come raccontavo nell’articolo, mentre mi truccavo elaboratamente ho avuto l’idea di indossare il velo per osservare le reazioni dei ragazzi e dei passanti. Mentre andavo verso la scuola ho subito scorto una mamma che mi ha squadrata per bene, poi ha tirato suo figlio e se ne è andata. Ben presto ho scoperto che in tantissimi hanno volto lo sguardo verso la mia testa, e anche verso i libri scolastici. Ho chiamato la mia amica marocchina e le ho detto “c’è una sorpresa, devi aggiustarmi il velo!”. Ci siamo incontrate e me lo ha messo decentemente sulla testa. Avevo il timore di incontrare i miei ex compagni di classe, ne ho avuto un po’ anche nei giorni seguenti. So quanto possono esser cattivi. Mentre entravamo ho sentito qualche battuta sull’ISIS, chiaramente riferita al mio velo azzurro, ma le mie amiche mi hanno seguita ai primi corsi organizzati per solidarietà e curiosità, infondendomi una buona dose di coraggio. Prima dei gradini, un mio conoscente, era ai tempi nella classe vicina alla mia, mi passa davanti baldanzoso, puntando il dito verso di me, e senza guardarmi neanche si rivolge agli amici: “ma lei cosa fa?!”. Qualcosa da scrivere, ho pensato; ma che idiota!

Nella stanza adibita al dibattito abbiamo passato qualche ora e da un angolo hanno cominciato ad elevarsi dei gracidii di alcune ragazze che sghignazzavano fissandomi la testa. Appena sono intervenuta parlando della Turchia, dell’immigrazione e poco altro, un buon intervento, si sono zittite.

Finito tutto, vado dal mio ragazzo e mentre aspetto che risponda al citofono un anziano mi passa davanti facendomi una smorfia di disprezzo. Della serie: non c’è più religione.

Il secondo giorno, il giorno che ho denominato “il giramento di coglioni day”. Nel senso che ce ne sono tanti in giro. Esco di casa, tiro fuori la sciarpa e la metto in un modo inusuale ma carino: piego un’estremità del quadrante di stoffa verso il centro, pongo il “triangolo” che ne viene fuori sulla testa e rimangono tre lembi, uno dietro, due davanti; prendo questi ultimi, li passo dietro al collo, li incrocio e li tiro senza compromettere il terzo. I like it.

Cominciamo con le solite occhiatacce e fuggi-fuggi generale alla mia vista, ormai sono già abituata. Come ho accennato nell’articolo, se hai il velo nessuno più commenterà le fattezze del tuo sedere, anzi sarà intimorito inspiegabilmente da quel pezzo di stoffa. Sensazionale, come unire l’utile al dilettevole! Arrivo davanti a scuola e ritrovato il mio gruppo cerco di esporre il mio “esperimento”, venendo interrotta da una ragazza. Il dialogo è più o meno questo:

“Io non credo che tu stia portando rispetto ai musulmani, però.”

“Per quale motivo? Anche io lo sono..”

“No, guarda, non credo.. Preghi 5 volte al giorno?”

“No, non prego sempre.”

“Vedi? I musulmani pregano 5 volte al giorno e poi tu stai portando il velo solo per un esperimento, tu vuoi solo farti vedere.”

“Porto il velo ogni tanto, ma non tutte le musulmane lo portano sempre! Ad esempio le sorelle del mio ragazzo lo portano quando vogliono pur essendo molto religiose! Non credo che tutti preghino 5 volte al giorno anche essendo musulmani, sarebbe come dire che un cristiano non è tale se non va a messa ogni domenica!”

“Quello infatti non è un vero cristiano! Se non preghi ogni giorno non sei musulmano.”

” X, tu sei musulmana, no? Porti il velo? Preghi?”

“Nessuno dei due.”

“Vedi? Eppure è musulmana!”

“Lei lo è perché è coerente! Non lo porta mai e non prega mai. Insomma, comunque non stai portando rispetto a chi è un vero musulmano!”

A quel punto ho strabuzzato gli occhi, non sono cosa ho ribattuto, le ho richiesto rispetto e lei ha alzato le mani e mi ha detto che era così che la pensava, non come me, con tutto il rispetto. L’incoerenza è stata totale: non sei musulmana se non preghi 5 volte al giorno e se scegli quando portare il tuo velo, però lo è lei, che è di famiglia musulmana e non italiana, anche se non fa niente di tutto questo. Penso che non abbia afferrato il concetto di “conversione”, o forse il mio esser donna bianca, occidentale e musulmana non le torna. Dai, al paragone col cristiano non credi nemmeno tu. Mi spiace, permettersi di giudicare il modo di gestire la religione altrui non è rispetto.

Un’amica, invece, mi ha presa in disparte ed ha cominciato la frase con “non ti giudico ma…”. Questo dice tutto: mi ha giudicata. Non sei nata in una famiglia musulmana, non puoi capire! E poi non sei affrettata? Io non pensavo… Non lo devi fare per lui, eh! E’ tutto campato in aria!; dopo averle spiegato che è scelta mia, che non ho in mano un mitra, che ho affrontato un certo percorso ho constatato la sua insistenza indelicata. L’ho mollata sul marciapiede e me ne sono andata. Reazione cocente che mi aspettavo.

Poco prima di andar via e tornare a casa un ragazzo mi chiama col mio nome (forse lo ha letto sull’appello?), domandandomi se mi sono convertita. Non so se avete presente il modo stupido di sbiascicare una frase quando si vuol risultare strafottenti. “Ehhh, X, alloraah? Ti sei convertitaaah?” Eh sì, gli rispondo. Viene alla carica un ragazzo scuro di pelle, tunisino forse. Senza lasciarmi il tempo per pensare mi stringe la mano dicendomi “io sono musulmano”, si avvicina per tre baci sulla guancia, ma dopo un momento in cui rimango incredula mi ritraggo al terzo. “Non sai che si bacia tre volte?”, “Ok, ma meglio di no?!..”, “Tanto non sei islamica.”. Intendeva dirmi “tu non sarai mai musulmana, perché sei bianca, italiana e stupida.”. Se ne va.

Anche io me ne vado, seduti sui gradini stanno il primo ragazzo e pochi altri. “Guarda, Islam va via.”. Frasi del genere, dette sottovoce. Ti ho sentito. Mi giro e grido: MA I CAZZI TUOI NO?

Terzo giorno, finalmente. Occhiatacce, gente che ti squadra, che ti guarda con sospetto, timore o dall’alto in basso. Solita solfa.

All’entrata ancora quel ragazzo che con il solito fare canzonatorio finge di chiedermi scusa, masticando il mio nome. Lo guardo disgustata e me ne vado senza una parola. Il peggio è passato, oggi è una giornata tranquilla.

Da lontano ho visto un mio ex compagno di classe, ho fatto di tutto perché non mi vedesse. Mi ha presa per il culo per mesi, in tutti i modi. L’ho scampata. Ne ho avuti vicini due ad un corso, ma hanno fatto finta di non conoscermi e io ho ignorato loro. Ho visto come mi guardavano, chiaramente.

E’ stato tutto molto faticoso. Una parente di lui adesso mi guarda sorridendo, parla bene di me e io afferro al volo la sua ipocrisia. Anche la sua reazione va ad aggiungersi alla lista nera di quelle registrate questa settimana. Si vede che una studente italiana col velo desta scalpore, fa impressione.

Una volta ho letto di una ragazza che raccontava quanto è difficile essere una straniera musulmana, col velo, a scuola. Ti ho capita, tesoro mio. Ora ho capito.

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