Dal sito MVSLIM, articolo di Khalid El Jafoufi

In Belgio una ragazza fiamminga di nome Silke Raats ha cercato di fare un esperimento sociale. Ha affrontato la vita da musulmana col velo, ma ha fermato il suo esperimento prematuramente a causa delle reazioni estreme provenienti dall’ambiente in cui vive. L’esperimento dimostra che le musulmane devono affrontare molto disgusto e incomprensione in qualsiasi momento camminino per le strade con un velo.

L’esperimento sociale di Silke, che consisteva nell’andare in giro con un velo per un mese, si è concluso dopo appena dieci giorni. Le reazioni quali: “per il suo compleanno dovremmo prenotare un biglietto per la Siria” o “non deve avvicinarsi, magare potrebbe iniziare a lanciar bombe” l’hanno indotta a decidere di concludere dopo dieci giorni.

Sbigottita

Lei dice di esser stata “molto scioccata” dalle reazioni subite durante l’esperimento. La sua cerchia di amici si è ristretta immediatamente e anche all’interno della sua famiglia ha incontrato incomprensione e delusione. Attraverso questo esperimento adesso le è chiaro che i pregiudizi della società nei confronti delle donne musulmane sono decisamente allucinanti.

Tuttavia, posso capire che gli amici e la famiglia siano stati sorpresi quando Silke ha attuato un tale grande cambiamento da un giorno all’altro. Le risposte emotive che emergono non sono anormali, anche i professori si comporterebbero meno razionalmente in un momento così piuttosto che in quello che inizialmente avrebbero ragionevolmente desiderato.

Condanna comune

Con la quale posso anche vivere. Dopo tutto, non credo che un essere umano possa “degenerare” in sé per stimoli emotivi e lo considero come qualcosa di sgradevole. Tuttavia, vi è una linea rossa che le società occidentali hanno disegnato insieme. Vale a dire che la disapprovazione personale si evolve in un comportamento nei confronti della persona in questione. Dobbiamo rigorosamente condannare da società il bombardamento di commenti irrispettosi e degradanti che Silke ha dovuto sopportare.

Integrazione bianca

Quel che è ancora più inquietante è stato il modo in cui le risposte sono state relativizzate nei media. Dobbiamo comprendere che Silke si aspettava una cosa del genere, perché la gente può non essere d’accordo. Se me lo state chiedendo, per me è una totale assurdità. Sarebbe stato probabilmente qualcosa di interamente differente, se non fosse stata Silke a condurre l’esperimento, ma Fatima o Aicha a condurne uno simile, ma come “ex-musulmana” avrebbe ricevuto lo stesso tipo di rifiuto. Poi infatti le carte saranno state presumibilmente riempite da colonne pessimistiche circa quella maledetta, disintegrata comunità musulmana fiamminga.

Ciò dimostra che le Fiandre, e per espandere l’Occidente nel suo complesso ha ancora molto lavoro da fare, se questo vuole insegnare ai cittadini a vivere insieme tra molte religioni, che è chiaro, de facto. L’integrazione è un verbo che dobbiamo coniugare insieme. Solo in questo modo è possibile rieducare una società secondo norme e valori universali.

Annunci