Da The Arab American news, by Ali Harb

Il termine “hijabi” sta guadagnando popolarità e viene utilizzato più comunemente nel linguaggio quotidiano, dei social media e anche dei media mainstream. Nel contesto della moda, dell’emancipazione delle donne e della normalizzazione sociale, la parola- che si riferisce alle donne musulmane che indossano il velo- sta cementando la sua presenza nella cultura pop americana.

La scorsa settimana, The Arab American News ha pubblicato una storia sulla “Harley hijabi”, una donna del posto che guida una moto. Il Detroit News ha scritto un articolo intitolato “‘Hijabi’ compete per il primo posto sulla copertina della rivista”. Lo scorso mese, Il Washington Post ha pubblicato il profilo di una donna che vuole essere “la prima hijabi sulla TV americana.” All’inizio di quest’anno, Al Jazeera ha pubblicato un articolo sulle “Hip-Hop Hijabis”, un rap duo britannico.

Nella letteratura, la parola ha iniziato ad emergere nella seconda metà del decennio passato. Il poeta americano-guyanese Raa’id Khan cita la parola hijabi nel suo libro del 2005 “Inside my Mind.” Nel 2008, l’Università di Ottawa ha pubblicato un documento dal titolo “L’analisi di come la gioventù hijabi faccia esperienza delle attività sociali nelle scuole secondarie di Ottawa.”. Nel 2010, l’attivista canadese e musulmano Farheen Khan ha pubblicato un libro di memorie intitolato “Behind the Veil: A Hijabi’s Journey to Happiness”.

Sally Howell, professoressa di studi arabi americani presso l’Università del Michigan-Dearborn, ha affermato che “hijabi” è una americanizzazione del termine arabo “mohajaba”, che significa “donna che indossa il velo.”

Hijab significa solo “velo” in arabo, ma il termine religioso si riferisce al velo islamico.

Mescolare arabo e in inglese nel linguaggio quotidiano, anche all’interno della stessa parola, è una pratica comune per gli arabi americani. “Parrik” – il verbo “park” coniugato in arabo- è un esempio di uso frequente delle parole bilingue.

Aggiungere “ing” ai verbi arabi non è inusuale nel parlato arabo-americano. “Arggiling”, che deriva dalla parola arggileh (narghilè), suona strana, ma è una parola ordinaria tra i giovani arabi locali.

Howell ha spiegato che “hijabi” è una comoda descrizione in una sola parola. Ha detto che la parola risale ormai a un po’ di tempo fa, ma venne spesso utilizzata nella sua semplice connotazione corrente dopo il reality show del 2011 “All American Muslim”, che aveva sede a Dearborn.

“Prima, quando la gente usava il termine ‘hijabi’, era sprezzante, e lo usava per prendere in giro la gente”, ha detto Howell. “Ora non è utilizzata affatto così. L’ho sentita più come in riferimento alle donne che indossano l’hijab, che dovrebbero essere più autorevoli.”

Howell ha aggiunto che in precedenza la parola “hijabi” è stata usata per dire che le donne musulmane non dovrebbero impegnarsi in determinate attività, ma ora il termine è normalizzato; ha detto che l’uso frequente della parola consente che sia usata in un giornale o una rivista scientifica, purché l’autore ne spieghi il significato.

Ha anche affermato che l’arabo si sta facendo strada nel dialetto di tutti gli americani del sud-est del Michigan. Oltre a “hijabi”, ha citato parole come habibi (amore mio), shabab (ragazzi) e nomi di prodotti alimentari e termini popolari che molti Metro Detroiters usano.

“La comunità è ben consolidata,” ha detto. “Queste influenze e le condivisioni tra lingue sono ormai cosa comune.”

A parte il discorso di tutti i giorni, “hijabi” è cresciuto in un genere di moda. Il world wide web è la patria di centinaia di blog di abbigliamento e negozi che si rivolgono a donne musulmane che indossano il velo. “Hijabi” presenta spesso nei nomi di questi forum.

Una semplice ricerca su Google rivela l’esistenza di siti web come Delicate Hijabi, Hijabi Box, Hipster Hijabis, That Hijabi Store and Hijabi Mama..

Lama Habhab, il direttore di Hijabee, un negozio di abbigliamento a Dearborn Heights, ha detto che il termine è diventato più popolare negli ultimi anni a causa dei cambiamenti demografici della comunità.

Ha spiegato che è in gran parte utilizzato da seconda generazione musulmani americani che mescolano arabo e in inglese nel loro parlato.

Habhab ha scelto di chiamare il suo negozio Hijabee come variazione dalla grafia comune del termine, Il negozio fa appello ai gusti incarnati da quest’ultimo.

“La parola unisce insieme il musulmano e l’americano, il negozio fa lo stesso”, ha detto. “Le ragazze nate qui e le persone che vengono da oltreoceano presso il nostro negozio possono trovare qualcosa di moda e modesto.”

Summer Albarcha, la fondatrice del blog di moda Hipster Hijabis, è del parere che la parola hijabi non può essere offensiva perché si riferisce semplicemente a una donna musulmana che indossa il velo.

Ha fatto eco al commento di Habhab circa l’obiettivo di bilanciare lo stile e la modestia.

Albarcha, 19 anni, studia economia aziendale alla Saint Louis University. Ha detto che il suo blog ha ricevuto un feedback positivo da musulmani e non musulmani.

“Mi sforzo di promuovere la migliore versione di me stessa sui social media, sapendo che potrebbe servire come modello per le migliaia di ragazze che vedono le foto dei miei outfit”, ha detto a The Arab American News via email. “Per via dell’hijab e della sua importanza come simbolo della mia identità musulmana, mi viene sempre in mente di indossare abiti modesti e incoraggiare gli altri a fare lo stesso.”

Ma non tutte le donne musulmane apprezzano la parola hijabi.
A Bassema Sayed, 36 anni, non piace il termine “hijabi.” Trova la parola troppo giocosa per il concetto serio del velo islamico.
Sayed ha aggiunto che lei preferisce il termine arabo “mohajaba”, che implica più rispetto.
“Hijabi fa parte della terminologia stupida di Dearborn”, ha detto. “È una parola breve e sciatta per qualcosa che significa molto più di questo, è qualcosa che Dio ci dice di fare.”
Sayed ha detto che la parola ha guadagnato improvvisa popolarità di recente, soprattutto tra giovani arabi americani.

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