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Sono l'unica mia.

Oltre al velo c'è di più.

Mese

novembre 2015

Pregiudizio dilagante: per strada, a scuola, all’ospedale, ovunque.

Ho preso e modificato un post che ho scritto pochi giorni fa per raccontarvi. Baci.

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Mi sono trovata a parlare con alcune mie coetanee e con la cognata del mio ragazzo a proposito del pregiudizio e della diffidenza aleggianti da sempre, ma in particolare dopo gli attentati di Parigi. “Sapessi come mi sento a disagio quando tutti mi guardano parlare in arabo con mia madre.”, “quando la gente guarda il colore della mia pelle e mi gira alla larga è tremendo”, “sai che una volta hanno cercato di togliermi il velo ad un matrimonio? Che gente ignorante da voi!”. Posso capirvi. Giorni fa ho visto sulla bacheca di un’amica di origini tunisine lo screen di alcune frasi: “perché continuate a chiedermi cosa ne penso di Parigi? Non è ovvio che la pensi come voi?”. Io non ho la pelle nera o scura, anzi, e ho tratti somatici tipicamente italiani, ma porto un velo sul capo. E posso capire.

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Una settimana fa sono andata da una dottoressa che mi ha preso un appuntamento con una collega per farmi dei “prelievi”. Parliamo di quel che potrei avere e non avere, mi viene fatta una ricetta velocemente. L’infermiera accanto a lei, tutta pimpante, mi chiede: “oh, senti, ma come mai c’hai il velo?”. Io, memore di quanto siano impiccione (non è la prima volta che ci vado e che subisco domande invadenti dalle stesse persone), le ho risposto sorridente “mah, chissà!”. Forse sono stata sgarbata, ma se avessi detto “si faccia i c**** suoi” sarebbe stato anche peggio. “Eh ma io ho chiesto, se lo sapevo non te lo chiedevo!” – “sì, stavo scherzando.. Sono m..musulmana.”. Mi è stato subito chiesto se il mio ragazzo è musulmano e ho risposto che lo è ma non è molto praticante ed è una mia libera scelta. Era la tiritera che dovevo dire per non farmi fare domande.

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Oggi invece, stamani, sono andata alle 8 a farmi fare questi prelievi e la nuova dottoressa che mi stava visitando mi ha chiesto gentilmente come mai indosso il velo. “Per religione” – “ah! Scusa sai non vorrei darti l’impressione che mi sto facendo gli affari tuoi!” – “per una richiesta gentile non ci sono problemi!”. Finendo mi ha posto la domanda “tipica” riguardante il mio ragazzo e io ho risposto spiegando le stesse cose. Mi ha chiesto se sono fidanzata o sposata. Fidanzata, per un pelo non sono ancora maggiorenne, anche volendo sarebbe difficile esser già sposata (di questi tempi poi). Si è seduta e mentre cercava i miei dati nel computer ha sbottato “oh, ma teee.. Cosa ne pensi degli eventi recenti??”. “Del terrorismo?”, ho domandato incredula. Eh, certo. “Quel che pensano gli altri ovviamente! Che è stata una barbarie!”. Ha ribattuto con tre parole, tre parole ben assestate: ahhh, meno male (che la pensi così)!! Già che c’era poteva fare il gesto di asciugarsi il sudore dalla fronte. Fiuu!
Pensava fossi d’accordo? Quasi quasi avrei dovuto farla cacare addosso facendo finta di essere una kamikaze. Ha continuato i suoi discorsi dicendo che il terrorismo non è accettato nel Corano sicuramente ed altra roba “scontata”. Pensava non lo sapessi? Ho risposto con gentilezza, spiegando qualche cosina, ma ero innervosita. Allah! Con che faccia mi ha detto quelle cose..

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Finalmente sono uscita e sono andata a pagare il ticket e a consegnare i prelievi. Ho notato che anche la gente mi guardava. Prima la mia faccia, poi per terra, continuamente. Io ogni tanto mi ripeto “non far del vittimismo, sono paranoie”. No, ragazzi, mi guardano male davvero. E poi fanno finta di non vedermi. Non sono cieca, quando non posso indossare niente le reazioni sono completamente diverse. Solo le signore dietro le barriere di plastica sono state gentili con me, che ero nella calca e disorientata. Alla fine sono riuscita a mettermi davanti all’ultima porta e ho lasciato che una signora mi passasse avanti. Un OSS mi fa: “oh ma sei stai lì ferma e buona non troverai mai marito!”.
Come se l’obiettivo di una donna nella vita, magari col velo, fosse quello di trovarsi uno che sappia allacciarsi le scarpe.

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Questi episodi sono solo una parte della mia collezione di aneddoti “sbagliati”. Quel che si vive quotidianamente, senza raccontare di “quel caso particolare..”, mette addosso un’indicibile stress. Vedete, già è difficile essere  donna (e non che essere uomo sia semplice, per carità). Passi per strada e c’è sempre qualcuno che ti guarda morbosamente, che tenta di abbordarti, che commenta in modo sgradito, ma c’è anche qualcuno che ti giudica, che tenta di appiopparti la sua antiquata visione del mondo femminile (ma come, non sai cucinare?!). Senza più scendere nel dettaglio: rompicoglioni. Poi, essere straniera o musulmana è anche peggio: la gente ti guarda, ti dà fastidio, è invadente, è diffidente, pensa che tu sia un’oppressa o una plagiata dal “fidanzatino”. Sotto uno dei miei primi articoli in cui raccontavo della mia conversione ho letto che in verità sono un’immatura e che se un giorno mi metterò con un ragazzo ebreo mi convertirò ancora. E mi sono chiesta: ma questo brillante giudizio da dove lo hai tirato fuori? Hai davvero abbastanza dati da permetterti di fare una deduzione così precisa? Non mi hai criticata, non hai tentato di comprendere quello che ho scritto, hai solo puntato il dito. Mi sono convertita, amo la mia religione e la mia spiritualità, punto. Perché devo esser costretta a dirti che il mio ragazzo è poco praticante e che non ha influenzato le mie scelte? Devo giustificarmi, insomma. Non va bene niente: se sei straniera qualcuno ti ha imposto qualcosa e ti trovi a subirti fenomeni di razzismo quasi surreali, se sei italiana e bianca qualcuno ha manipolato la tua “fragile mente”.

Che stress!

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Tutta la mia solidarietà agli/alle stranier*, vittime di razzismo, a chi viene molestat* o infastidit* per via del suo credo, a chi viene mess* all’angolo perché non corrisponde all’ideale e stereotipato modello femminile o maschile e a tutte le vittime di stereotipi e discriminazioni. Vi capisco e sono con voi.

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Islamic Relief e la magia delle Notti della Speranza

“Chiunque salvi una vita umana, è come se salvasse l’intera umanità..” Corano 5:32

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Ho accennato Islamic Relief pochi giorni fa nella nostra pagina ed ora è arrivato il momento di approfondire l’argomento parlando della splendida iniziativa della “Notte della Speranza”. Prima, però, una piccola introduzione. Grazie a Nadia per avermi istruita!

Islamic Relief (fb) è un’organizzazione umanitaria mondiale fondata nel 1984 dal Dr. Hany El Banna e da suoi compagni di Università a Birmingham. E’ indipendente, apolitica e ONG (non governativa) attiva in 40 paesi nel mondo, dall’Afghanistan all’Albania, dal Pakistan alla Palestina, dalla Somalia al Sudan, e collaboratrice di molte altre organizzazioni umanitarie. Questa ottima associazione si occupa del soccorso d’emergenza nei paesi poveri, colpiti dalla guerra, dalla povertà, dalle carestie o da calamità naturali (ad esempio è intervenuta in Italia quando si verificò il terremoto in Abruzzo nel 2009); ha un occhio attento allo sviluppo dei paesi in cui opera, i suoi programmi prevedono interventi riguardo l’acqua, la sanità, la salute e l’alimentazione. Fornisce, poi, prestiti senza interesse ai più bisognosi per garantir loro un incipit per crearsi un business. Non dimentica certo i bambini: s’occupa degli orfani, delle adozioni a distanza e dell’istruzione per bambini e adolescenti. Ecco la ricca pagina Wikipedia. Non fate i pigri e leggetevela, oh.

“Sin dall’inizio Islamic Relief ha avuto storicamente una visione: “Ispirati dalla nostra fede islamica e guidati dai nostri valori, ci auspichiamo un mondo solidale in cui le comunità sono in grado di provvedere alle loro esigenze, gli obblighi sociali vengono adempiuti, e le persone agiscono tutte insieme di fronte alle sofferenze degli altri.” In linea con gli insegnamenti islamici riguardo il valore di ogni vita umana, forniamo assistenza a chiunque ne abbia più bisogno, senza distinzione di razza, religione o genere”. dal sito..

Parliamo finalmente delle Notti della Speranza. Quella di quest’anno è ben la terza edizione e sono sicura che in molti, come me, non ne avevano la più pallida idea (ri-grazie Nadia). Ogni serata raccoglie artisti e sapienti da tutto il mondo, ogni ricavato sostiene i progetti dell’organizzazione. Quest’anno i soldi ottenuti finanzieranno i progetti relativi agli orfani, che sono 43mila oggi sostenuti da Islamic Relief in ben 20 paesi del mondo. Stavolta un ospite sarà a sorpresa, ma gli ospiti noti sono Maher Zain (cantante e produttore svedese di origini libanesi; ecco un suo pezzo) e Humood Alkhuder (cantante, artista dal “messaggio positivo” proveniente dal Kuwait; ecco un suo pezzo). Questo tipo di iniziativa è ottima, perché unisce la beneficenza al divertimento, dà spunti di riflessioni e apre la mente e il cuore a qualcosa di nuovo, a dei sentimenti nobili che ormai, nel nostro mondo frenetico e malato, sono inusuali. Davvero, se vi capita fate un salto, farete qualcosa di buono per voi stessi e per gli altri. Vi farà bene!

Firenze: Giovedì, 26 Novembre 2015, Teatro ObiHall, Via Fabrizio De Andrè ang. Lungarno Aldo Moro, 3 – 50136 Firenze; 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni); su Facebook; vendita dei biglietti online qui.

Bologna: Venerdì, 27 Novembre 2015, Pala Dozza, Piazza Manfredi Azzarita, 8 – 40122 Bologna; 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni); su Facebook; vendita dei biglietti online qui.

Milano: Sabato, 28 Novembre 2015, Teatro della Luna, Via G. Di Vittorio, 6 – 20090 Assago (MI) (MM2 Assago Milanofiori Forum); 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni); su Facebook; vendita dei biglietti online qui.

Torino: Domenica, 29 Novembre 2015; Teatro Colosseo; Via Madama Cristina, 71 – 10125 Torino (Autobus 18, fermata Valperga Caruso); 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni); su Facebook; vendita dei biglietti online qui.

Verona: Lunedì, 30 Novembre 2015; Palazzo della Gran Guardia; 1 Piazza Brà – 37121 Verona; 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni);

Treviso: Martedì, 1 Dicembre 2015; Auditorium Fondazione Cassamarca; 7 Piazza delle Istituzioni – Treviso 31100; 10€ adulto – 5€ bambino (4 – 12 anni);

Gli orari sono quasi tutti dalle 17:00 alle 23:00, ma potete vedere tutto dai siti di vendita dei biglietti. Comprate gli altri biglietti qui.

Se potete, andateci. Far del bene accomuna tutti.

Parliamo di Aisha e dell’importanza dei contesti storici, cara prof!

Ho preso spunto da altri articoli, che trovate citati durante la lettura o in fondo al testo e dalle mie conoscenze e riflessioni generali o precise.

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Come ho scritto ieri sulla pagina Facebook del blog, ho avuto una discussione con una mia professoressa, la cui professione non ha a che fare con l’argomento, a proposito della religione. Ne abbiamo parlato per caso, non so neanche io come ci siamo arrivate. Era presente anche una mia compagna di banco, cristiana credente e non praticante. La signora si è rivelata una “fervente cattolica”, anche troppo.

Dopo aver abbondantemente elogiato le qualità di Gesù, condivisibile, ha cominciato a parlare del terrorismo: parlava troppo dell’ISIS e del fondamentalismo islamico, in un modo che mi faceva sospettare di trovarmi davanti ad una signora piena di pregiudizio. Ho tenuto sempre a precisare che gli estremismi non rappresentano al giorno d’oggi alcuna religione. Insomma, un tagliagole non rappresenta l’Islam come un membro del Ku Klux Klan non rappresenta il Cristianesimo, ho riflettuto.

Ha proseguito con alcuni suoi ragionamenti dopo il commento della mia compagna di banco: “vabbè, nemmeno noi cristiani tempo addietro eravamo proprio dei santi eh..“. Io stavo pensando già a quando eravamo “medievali”, privi di conoscenze importanti, “manipolati” da forze religiose e politiche, e ai roghi per bruciare le “streghe”, alle indulgenze, alle crociate.. e infatti si è messa a parlare delle crociate. “Perché ci avviliamo sempre pensando a certe cose – ha cominciato – ad esempio le crociate: i musulmani avevano rubato le terre dei cristiani! Avevano costretto i cristiani a convertirsi! E certo che i cristiani hanno reagito, hanno fatto bene!“. Ho ribattuto che la violenza non è contemplata da un religioso d’oggi, anzi, e che essere musulmani o cristiani allora era certamente una questione diversa che esserlo oggi. Stava chiaramente “appiccando” delle etichette senza tener conto di un cazzo, spazio, tempo, persone, culture, niente. Non ce l’ho fatta a finire il discorso, non sono riuscita a dire che le “guerre di religione” hanno un nome che non coincide con gli effettivi interessi di un conflitto, forse ho accennato qualcosa sull’essere laici oggi, sulla differenza nell’essere in un luogo o in un tempo piuttosto che in un altro… insomma, cose normali, quasi banali, generali, da dire. Mi sembrano scemenze, invece ci sarebbe da parlarne, ho visto. Comunque, non ce l’ho fatta.

Mi ha mostrato un articolo che spiegava che in Pakistan tre musulmani hanno violentato una cristiana, ho potuto vagamente capire dalla veloce lettura che c’è una “cristianophobia” in quella determinata zona. Era compiaciuta, probabilmente pensava di aver dimostrato finalmente che il musulmano è cattivo, stupratore, ladro, assassino. Ho detto che bisogna sempre tener conto del contesto, ancora una volta non ho finito di esprimermi perché…

“Dai, Maometto sposò una bambina di 8 anni! Suvvia, dai!”

Insomma, allora i musulmani oggi son tutti pedofili e l’Islam dice solo di stuprare le ragazzine. Volevo spiegarle qualcosa, però dopo mille interruzioni mi sono limitata a lodare i valdesi, li amo e li porto sempre nel cuore, per il loro spirito critico e per il loro modo di leggere i testi sacri usando l’ermeneutica, sottintendendo un invito a fare altrettanto e ad informarsi meglio. La faccia sdegnata della signora mi ha fatto passare la voglia di ragionare.

Avrei potuto rammentarle qualcosa sulla violenza dei testi sacri. Perché i testi sacri sono antichi e nell’antichità non si legavano i fiori alle spade. Nell’antichità, non solo 1400 anni fa, ma prima e dopo, i figli erano “sfornati” a profusione per lavorare come bestie sotto il controllo della famiglia, maritati in tenera età senza il loro consenso, il maschilismo era la regola incontestata, la violenza l’abitudine che penetrava anche tra i migliori propositi dei testi teologici. Tutto ciò succede ancora oggi in diversi paesi del mondo, con la differenza che dovremmo aver imparato a fare delle differenze (scusate il gioco di parole), a considerare un becero carnefice che agisce in nome di Dio come uno che si fa scudo d religione per far quel che vuole, per sfogare la sua stronzaggine (generalizzo, per non parlare troppo). Esistono Paesi corrotti dalla guerra e dall’ignoranza, il cui cammino è ostacolato dalla disinformazione, spesso da scarsi mezzi di sostentamento, dagli interventi di Paesi che credono la propria cultura più valida e la loro entrata in scena risolutiva. Ogni Paese conquista i suoi diritti e il suo “progresso” da sé. Mi sto dilungando troppo.

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Parliamo, però, di quella bambina di 9 anni, Aisha, detta Umm al-Muʾminīn, “Madre dei credenti”, della donna coraggiosa che fu e non la vittima scioccata che in molti immaginano. E apriamo qualche parentesi doverosa.

Maometto ebbe con la prima moglie Khadija, la prima a convertirsi all’Islam, un lungo matrimonio di 25 anni. Khadija bint Khuwaylid, più grande del consorte di 14-15 anni e due volte vedova, era una donna colta e ricca e gestiva efficientemente l’attività mercantile ereditata dal padre. Quando morì, il Profeta soffrì talmente tanto che l’anno della scomparsa della moglie venne chiamato “l’anno del dolore”. Il vivido ricordo che rimase impresso nella sua memoria destò la gelosia delle future mogli di Maometto, in particolare quella di Aisha.

Chi fu, quindi, Aisha?

Maometto, tre anni dopo la morte di Khadija, decise di contrarre un altro matrimonio con la generosa Sawda bint Zam’a, ma quasi contemporaneamente onorò il miglior amico Abū Bakr, primo califfo dell’Islam, sposandone la figlia, ʿĀʾisha bint Abī Bakr, che all’epoca aveva solo 6/7 anni. Come di regola, i nuovi coniugi consumarono il matrimonio quando ella aveva 9/10 anni, altre fonti dicono fossero 12. In certi paesi africani o medio orientali il primo ciclo ai tempi significava, o continua a significare, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, e può essere, improbabilmente, che anche il Profeta ne tenesse conto. Nell'”attesa” la bambina giocò con le bambole regalate dal marito. Sì, Aisha era una sposa bambina, sposa in un matrimonio combinato per convenienza e amicizia, eppure ai tempi, circa 1400 anni fa, quando l’aspettativa di vita arrivava a trent’anni, l’evento non era inusuale sia in Medio Oriente che nell’Europa cristiana. Era un evento per noi riprovevole, per loro normalissimo e comunissimo.

Questo non giustifica assolutamente il ripetersi di questi eventi nel mondo d’oggi e la maggior parte dei musulmani odierni è pienamente d’accordo e in contrasto con chi, musulmano o meno, contrae matrimoni con infanti commettendo abomini. I musulmani che oggi s’azzardano a tali gesti volontariamente, per la giusta l’opinione di tutti, di islamico hanno solo la circoncisione e non altro. Chi dice di prendere esempio da Maometto, non sa che..

Stabilì, innanzitutto, la piena, totale parità di maschi e femmine quanto alla fede, e fu un atto rivoluzionario. Sul piano legale, stabilì poi che le donne fossero titolari di diritti ereditari (sia pure in quota ridotta, rispetto ai maschi), un principio innovatore dalle conseguenze immense sul piano sociale, perché codificava il loro pieno diritto autonomo di proprietà di immobili, denaro e greggi (si pensi che nell’Impero romano le donne erano inesistenti, quanto a diritti, erano proprietà piena e totale di maschi, come fossero armenti). Stabilì anche regole precise per la poligamia (non più di 4, ma lui ne aveva già 10) e mai, mai stabilì la morte per le adultere (in un versetto consigliò il perdono, in un altro cinquanta frustate), che fu stabilita solo nella sharia successiva.” (dal caro articolo scritto qui)

Chiudo la parentesi e torno ad Aisha. La ragazza fu la moglie preferita da Maometto e questo morì appoggiato al suo grembo. Il loro matrimonio non generò figli, ma fu davvero “prolifico”: la ragazza aiutava il marito nella sua predicazione e non esitava a “riprenderlo” se non era d’accordo. La fiera Aisha ebbe anche degli scontri col cugino del Profeta, ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che consigliò a quest’ultimo di ripudiarla, poiché durante un viaggio fu riportata alla carovana con cui stavano viaggiando tre giorni dopo un imprevisto che aveva determinato la sua scomparsa (legato a dei banali bisogni fisiologici per cui si era attardata) da… un beduino di bella presenza. Maometto si ritirò in meditazione, ma concluse che per volere e rivelazione di Allah la ragazza non era un’adultera. La parola del Signore non si discute, e il sospettoso cugino dovette rassegnarsi. La giovane però non dimenticò mai e l’antipatia reciproca verso l’uomo la portò a schierarsi contro di lui dopo la morte dell’amato consorte in una battaglia per il potere che la vide nascosta in un baldacchino montato su un cammello fulvo. Il rivale ebbe la meglio e l’ormai donna, 40enne, fu limitata in una “gabbia dorata”, presso la dimora e la tomba del marito, dove passò gli ultimi vent’anni della sua vita contribuendo alla stesura di sure e hadith, in alcune delle quali racconta la propria storia (pare avesse una memoria prodigiosa delle parole del Profeta).

Certo non si può dire che la “Madre dei credenti” non sia stata una donna coraggiosa, fiera e intelligente. Ecco, professoressa, chi era Aisha ed ecco la realtà in cui viveva. Questo era il contesto storico che le chiedevo di considerare e la storia che dovrebbe ben conoscere, se la rammenta.

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Grazie per aver letto questo lungo articolo!

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Ecco gli articoli che mi sono stati utilissimi, sono veramente interessanti:

Questo articolo, che vi racconterà molto meglio di me l’Islam che non tutti conoscono; questo, che vi saprà spiegare nello specifico perché il Corano non è sessista (mi raccomando, mettetevi nei panni di persone di 1400 anni fa!); qui per approfondire un poco la questione delle molte mogli di Maometto, in breve; una breve presentazione della donna islamica, on modo discutibile forse, che riproporrò presto, qui; valide osservazioni d’un professore qui (lo riproporrò).

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