Ho preso spunto da altri articoli, che trovate citati durante la lettura o in fondo al testo e dalle mie conoscenze e riflessioni generali o precise.

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Come ho scritto ieri sulla pagina Facebook del blog, ho avuto una discussione con una mia professoressa, la cui professione non ha a che fare con l’argomento, a proposito della religione. Ne abbiamo parlato per caso, non so neanche io come ci siamo arrivate. Era presente anche una mia compagna di banco, cristiana credente e non praticante. La signora si è rivelata una “fervente cattolica”, anche troppo.

Dopo aver abbondantemente elogiato le qualità di Gesù, condivisibile, ha cominciato a parlare del terrorismo: parlava troppo dell’ISIS e del fondamentalismo islamico, in un modo che mi faceva sospettare di trovarmi davanti ad una signora piena di pregiudizio. Ho tenuto sempre a precisare che gli estremismi non rappresentano al giorno d’oggi alcuna religione. Insomma, un tagliagole non rappresenta l’Islam come un membro del Ku Klux Klan non rappresenta il Cristianesimo, ho riflettuto.

Ha proseguito con alcuni suoi ragionamenti dopo il commento della mia compagna di banco: “vabbè, nemmeno noi cristiani tempo addietro eravamo proprio dei santi eh..“. Io stavo pensando già a quando eravamo “medievali”, privi di conoscenze importanti, “manipolati” da forze religiose e politiche, e ai roghi per bruciare le “streghe”, alle indulgenze, alle crociate.. e infatti si è messa a parlare delle crociate. “Perché ci avviliamo sempre pensando a certe cose – ha cominciato – ad esempio le crociate: i musulmani avevano rubato le terre dei cristiani! Avevano costretto i cristiani a convertirsi! E certo che i cristiani hanno reagito, hanno fatto bene!“. Ho ribattuto che la violenza non è contemplata da un religioso d’oggi, anzi, e che essere musulmani o cristiani allora era certamente una questione diversa che esserlo oggi. Stava chiaramente “appiccando” delle etichette senza tener conto di un cazzo, spazio, tempo, persone, culture, niente. Non ce l’ho fatta a finire il discorso, non sono riuscita a dire che le “guerre di religione” hanno un nome che non coincide con gli effettivi interessi di un conflitto, forse ho accennato qualcosa sull’essere laici oggi, sulla differenza nell’essere in un luogo o in un tempo piuttosto che in un altro… insomma, cose normali, quasi banali, generali, da dire. Mi sembrano scemenze, invece ci sarebbe da parlarne, ho visto. Comunque, non ce l’ho fatta.

Mi ha mostrato un articolo che spiegava che in Pakistan tre musulmani hanno violentato una cristiana, ho potuto vagamente capire dalla veloce lettura che c’è una “cristianophobia” in quella determinata zona. Era compiaciuta, probabilmente pensava di aver dimostrato finalmente che il musulmano è cattivo, stupratore, ladro, assassino. Ho detto che bisogna sempre tener conto del contesto, ancora una volta non ho finito di esprimermi perché…

“Dai, Maometto sposò una bambina di 8 anni! Suvvia, dai!”

Insomma, allora i musulmani oggi son tutti pedofili e l’Islam dice solo di stuprare le ragazzine. Volevo spiegarle qualcosa, però dopo mille interruzioni mi sono limitata a lodare i valdesi, li amo e li porto sempre nel cuore, per il loro spirito critico e per il loro modo di leggere i testi sacri usando l’ermeneutica, sottintendendo un invito a fare altrettanto e ad informarsi meglio. La faccia sdegnata della signora mi ha fatto passare la voglia di ragionare.

Avrei potuto rammentarle qualcosa sulla violenza dei testi sacri. Perché i testi sacri sono antichi e nell’antichità non si legavano i fiori alle spade. Nell’antichità, non solo 1400 anni fa, ma prima e dopo, i figli erano “sfornati” a profusione per lavorare come bestie sotto il controllo della famiglia, maritati in tenera età senza il loro consenso, il maschilismo era la regola incontestata, la violenza l’abitudine che penetrava anche tra i migliori propositi dei testi teologici. Tutto ciò succede ancora oggi in diversi paesi del mondo, con la differenza che dovremmo aver imparato a fare delle differenze (scusate il gioco di parole), a considerare un becero carnefice che agisce in nome di Dio come uno che si fa scudo d religione per far quel che vuole, per sfogare la sua stronzaggine (generalizzo, per non parlare troppo). Esistono Paesi corrotti dalla guerra e dall’ignoranza, il cui cammino è ostacolato dalla disinformazione, spesso da scarsi mezzi di sostentamento, dagli interventi di Paesi che credono la propria cultura più valida e la loro entrata in scena risolutiva. Ogni Paese conquista i suoi diritti e il suo “progresso” da sé. Mi sto dilungando troppo.

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Parliamo, però, di quella bambina di 9 anni, Aisha, detta Umm al-Muʾminīn, “Madre dei credenti”, della donna coraggiosa che fu e non la vittima scioccata che in molti immaginano. E apriamo qualche parentesi doverosa.

Maometto ebbe con la prima moglie Khadija, la prima a convertirsi all’Islam, un lungo matrimonio di 25 anni. Khadija bint Khuwaylid, più grande del consorte di 14-15 anni e due volte vedova, era una donna colta e ricca e gestiva efficientemente l’attività mercantile ereditata dal padre. Quando morì, il Profeta soffrì talmente tanto che l’anno della scomparsa della moglie venne chiamato “l’anno del dolore”. Il vivido ricordo che rimase impresso nella sua memoria destò la gelosia delle future mogli di Maometto, in particolare quella di Aisha.

Chi fu, quindi, Aisha?

Maometto, tre anni dopo la morte di Khadija, decise di contrarre un altro matrimonio con la generosa Sawda bint Zam’a, ma quasi contemporaneamente onorò il miglior amico Abū Bakr, primo califfo dell’Islam, sposandone la figlia, ʿĀʾisha bint Abī Bakr, che all’epoca aveva solo 6/7 anni. Come di regola, i nuovi coniugi consumarono il matrimonio quando ella aveva 9/10 anni, altre fonti dicono fossero 12. In certi paesi africani o medio orientali il primo ciclo ai tempi significava, o continua a significare, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, e può essere, improbabilmente, che anche il Profeta ne tenesse conto. Nell'”attesa” la bambina giocò con le bambole regalate dal marito. Sì, Aisha era una sposa bambina, sposa in un matrimonio combinato per convenienza e amicizia, eppure ai tempi, circa 1400 anni fa, quando l’aspettativa di vita arrivava a trent’anni, l’evento non era inusuale sia in Medio Oriente che nell’Europa cristiana. Era un evento per noi riprovevole, per loro normalissimo e comunissimo.

Questo non giustifica assolutamente il ripetersi di questi eventi nel mondo d’oggi e la maggior parte dei musulmani odierni è pienamente d’accordo e in contrasto con chi, musulmano o meno, contrae matrimoni con infanti commettendo abomini. I musulmani che oggi s’azzardano a tali gesti volontariamente, per la giusta l’opinione di tutti, di islamico hanno solo la circoncisione e non altro. Chi dice di prendere esempio da Maometto, non sa che..

Stabilì, innanzitutto, la piena, totale parità di maschi e femmine quanto alla fede, e fu un atto rivoluzionario. Sul piano legale, stabilì poi che le donne fossero titolari di diritti ereditari (sia pure in quota ridotta, rispetto ai maschi), un principio innovatore dalle conseguenze immense sul piano sociale, perché codificava il loro pieno diritto autonomo di proprietà di immobili, denaro e greggi (si pensi che nell’Impero romano le donne erano inesistenti, quanto a diritti, erano proprietà piena e totale di maschi, come fossero armenti). Stabilì anche regole precise per la poligamia (non più di 4, ma lui ne aveva già 10) e mai, mai stabilì la morte per le adultere (in un versetto consigliò il perdono, in un altro cinquanta frustate), che fu stabilita solo nella sharia successiva.” (dal caro articolo scritto qui)

Chiudo la parentesi e torno ad Aisha. La ragazza fu la moglie preferita da Maometto e questo morì appoggiato al suo grembo. Il loro matrimonio non generò figli, ma fu davvero “prolifico”: la ragazza aiutava il marito nella sua predicazione e non esitava a “riprenderlo” se non era d’accordo. La fiera Aisha ebbe anche degli scontri col cugino del Profeta, ʿAlī ibn Abī Ṭālib, che consigliò a quest’ultimo di ripudiarla, poiché durante un viaggio fu riportata alla carovana con cui stavano viaggiando tre giorni dopo un imprevisto che aveva determinato la sua scomparsa (legato a dei banali bisogni fisiologici per cui si era attardata) da… un beduino di bella presenza. Maometto si ritirò in meditazione, ma concluse che per volere e rivelazione di Allah la ragazza non era un’adultera. La parola del Signore non si discute, e il sospettoso cugino dovette rassegnarsi. La giovane però non dimenticò mai e l’antipatia reciproca verso l’uomo la portò a schierarsi contro di lui dopo la morte dell’amato consorte in una battaglia per il potere che la vide nascosta in un baldacchino montato su un cammello fulvo. Il rivale ebbe la meglio e l’ormai donna, 40enne, fu limitata in una “gabbia dorata”, presso la dimora e la tomba del marito, dove passò gli ultimi vent’anni della sua vita contribuendo alla stesura di sure e hadith, in alcune delle quali racconta la propria storia (pare avesse una memoria prodigiosa delle parole del Profeta).

Certo non si può dire che la “Madre dei credenti” non sia stata una donna coraggiosa, fiera e intelligente. Ecco, professoressa, chi era Aisha ed ecco la realtà in cui viveva. Questo era il contesto storico che le chiedevo di considerare e la storia che dovrebbe ben conoscere, se la rammenta.

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Grazie per aver letto questo lungo articolo!

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Ecco gli articoli che mi sono stati utilissimi, sono veramente interessanti:

Questo articolo, che vi racconterà molto meglio di me l’Islam che non tutti conoscono; questo, che vi saprà spiegare nello specifico perché il Corano non è sessista (mi raccomando, mettetevi nei panni di persone di 1400 anni fa!); qui per approfondire un poco la questione delle molte mogli di Maometto, in breve; una breve presentazione della donna islamica, on modo discutibile forse, che riproporrò presto, qui; valide osservazioni d’un professore qui (lo riproporrò).

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