Ho preso e modificato un post che ho scritto pochi giorni fa per raccontarvi. Baci.

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Mi sono trovata a parlare con alcune mie coetanee e con la cognata del mio ragazzo a proposito del pregiudizio e della diffidenza aleggianti da sempre, ma in particolare dopo gli attentati di Parigi. “Sapessi come mi sento a disagio quando tutti mi guardano parlare in arabo con mia madre.”, “quando la gente guarda il colore della mia pelle e mi gira alla larga è tremendo”, “sai che una volta hanno cercato di togliermi il velo ad un matrimonio? Che gente ignorante da voi!”. Posso capirvi. Giorni fa ho visto sulla bacheca di un’amica di origini tunisine lo screen di alcune frasi: “perché continuate a chiedermi cosa ne penso di Parigi? Non è ovvio che la pensi come voi?”. Io non ho la pelle nera o scura, anzi, e ho tratti somatici tipicamente italiani, ma porto un velo sul capo. E posso capire.

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Una settimana fa sono andata da una dottoressa che mi ha preso un appuntamento con una collega per farmi dei “prelievi”. Parliamo di quel che potrei avere e non avere, mi viene fatta una ricetta velocemente. L’infermiera accanto a lei, tutta pimpante, mi chiede: “oh, senti, ma come mai c’hai il velo?”. Io, memore di quanto siano impiccione (non è la prima volta che ci vado e che subisco domande invadenti dalle stesse persone), le ho risposto sorridente “mah, chissà!”. Forse sono stata sgarbata, ma se avessi detto “si faccia i c**** suoi” sarebbe stato anche peggio. “Eh ma io ho chiesto, se lo sapevo non te lo chiedevo!” – “sì, stavo scherzando.. Sono m..musulmana.”. Mi è stato subito chiesto se il mio ragazzo è musulmano e ho risposto che lo è ma non è molto praticante ed è una mia libera scelta. Era la tiritera che dovevo dire per non farmi fare domande.

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Oggi invece, stamani, sono andata alle 8 a farmi fare questi prelievi e la nuova dottoressa che mi stava visitando mi ha chiesto gentilmente come mai indosso il velo. “Per religione” – “ah! Scusa sai non vorrei darti l’impressione che mi sto facendo gli affari tuoi!” – “per una richiesta gentile non ci sono problemi!”. Finendo mi ha posto la domanda “tipica” riguardante il mio ragazzo e io ho risposto spiegando le stesse cose. Mi ha chiesto se sono fidanzata o sposata. Fidanzata, per un pelo non sono ancora maggiorenne, anche volendo sarebbe difficile esser già sposata (di questi tempi poi). Si è seduta e mentre cercava i miei dati nel computer ha sbottato “oh, ma teee.. Cosa ne pensi degli eventi recenti??”. “Del terrorismo?”, ho domandato incredula. Eh, certo. “Quel che pensano gli altri ovviamente! Che è stata una barbarie!”. Ha ribattuto con tre parole, tre parole ben assestate: ahhh, meno male (che la pensi così)!! Già che c’era poteva fare il gesto di asciugarsi il sudore dalla fronte. Fiuu!
Pensava fossi d’accordo? Quasi quasi avrei dovuto farla cacare addosso facendo finta di essere una kamikaze. Ha continuato i suoi discorsi dicendo che il terrorismo non è accettato nel Corano sicuramente ed altra roba “scontata”. Pensava non lo sapessi? Ho risposto con gentilezza, spiegando qualche cosina, ma ero innervosita. Allah! Con che faccia mi ha detto quelle cose..

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Finalmente sono uscita e sono andata a pagare il ticket e a consegnare i prelievi. Ho notato che anche la gente mi guardava. Prima la mia faccia, poi per terra, continuamente. Io ogni tanto mi ripeto “non far del vittimismo, sono paranoie”. No, ragazzi, mi guardano male davvero. E poi fanno finta di non vedermi. Non sono cieca, quando non posso indossare niente le reazioni sono completamente diverse. Solo le signore dietro le barriere di plastica sono state gentili con me, che ero nella calca e disorientata. Alla fine sono riuscita a mettermi davanti all’ultima porta e ho lasciato che una signora mi passasse avanti. Un OSS mi fa: “oh ma sei stai lì ferma e buona non troverai mai marito!”.
Come se l’obiettivo di una donna nella vita, magari col velo, fosse quello di trovarsi uno che sappia allacciarsi le scarpe.

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Questi episodi sono solo una parte della mia collezione di aneddoti “sbagliati”. Quel che si vive quotidianamente, senza raccontare di “quel caso particolare..”, mette addosso un’indicibile stress. Vedete, già è difficile essere  donna (e non che essere uomo sia semplice, per carità). Passi per strada e c’è sempre qualcuno che ti guarda morbosamente, che tenta di abbordarti, che commenta in modo sgradito, ma c’è anche qualcuno che ti giudica, che tenta di appiopparti la sua antiquata visione del mondo femminile (ma come, non sai cucinare?!). Senza più scendere nel dettaglio: rompicoglioni. Poi, essere straniera o musulmana è anche peggio: la gente ti guarda, ti dà fastidio, è invadente, è diffidente, pensa che tu sia un’oppressa o una plagiata dal “fidanzatino”. Sotto uno dei miei primi articoli in cui raccontavo della mia conversione ho letto che in verità sono un’immatura e che se un giorno mi metterò con un ragazzo ebreo mi convertirò ancora. E mi sono chiesta: ma questo brillante giudizio da dove lo hai tirato fuori? Hai davvero abbastanza dati da permetterti di fare una deduzione così precisa? Non mi hai criticata, non hai tentato di comprendere quello che ho scritto, hai solo puntato il dito. Mi sono convertita, amo la mia religione e la mia spiritualità, punto. Perché devo esser costretta a dirti che il mio ragazzo è poco praticante e che non ha influenzato le mie scelte? Devo giustificarmi, insomma. Non va bene niente: se sei straniera qualcuno ti ha imposto qualcosa e ti trovi a subirti fenomeni di razzismo quasi surreali, se sei italiana e bianca qualcuno ha manipolato la tua “fragile mente”.

Che stress!

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Tutta la mia solidarietà agli/alle stranier*, vittime di razzismo, a chi viene molestat* o infastidit* per via del suo credo, a chi viene mess* all’angolo perché non corrisponde all’ideale e stereotipato modello femminile o maschile e a tutte le vittime di stereotipi e discriminazioni. Vi capisco e sono con voi.

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