Caro Tahir Elçi, la storia s’è ripetuta e tu, che eri scomodo, sei stato eliminato. E sappiamo di chi sono le mani macchiate di sangue, perché nel tuo bellissimo paese c’è una dittatura mascherata da democrazia capace di far fuori gli avversari politici. Come è già successo, fratello Tahir, quel che eri, le tue idee, la tua giustizia cammineranno con le nostre gambe.

Tahir Elçi era un leader degli avvocati curdi e un attivista, è morto il 29 novembre nella città di Diyarbakır, freddato durante una sparatoria che ha ferito dei giornalisti e ucciso due poliziotti. Aveva appena parlato durante12333675_1034510269922015_1400564875_o.jpg un incontro pubblico nel quartiere di Sur della gravità dei danni inflitti ad alcuni luoghi simbolici della città a causa degli scontri tra i manifestanti filo-curdi e la polizia. Elci era mal visto dal regime di Erdoğan, sembra chiaro che questa sparatoria sia legata al conflitto politico, eppure per il primo ministro Ahmet Davutoğlu potrebbe non esserlo: per lui potrebbe non essere stato un omicidio premeditato. Così, è passato e, casualmente, è scattato qualche grilletto. Ma “le autorità stanno indagando.”.

Elçi non stava zitto, non aveva paura. Si è “permesso” di contraddire quel che la Turchia afferma, quel che il presidente afferma, per un tornaconto politico, a proposito del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, ovvero che sia un’organizzazione terroristica: chiariva, infatti, che il partito si batte per una maggiore autonomia dei curdi in Turchia, pur denunciandone

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Il PKK combatte l’Isis in Iraq.

la sanguinosa violenza a causa dei conflitti con le forze di sicurezza. “Il Pkk è un movimento politico che ha importanti domande politiche e che gode di vasto supporto, anche se alcune sue azioni sono di natura terroristica” diceva Elçi e questa frase, pronunciata un mese fa, gli ha procurato diverse minacce di morte e linciaggio e lo ha condannato a 7 anni di carcere  per propaganda di organizzazione terroristica secondo la procura di Istanbul, e grazie alla cauzione è potuto uscire e ribadire quel che aveva espresso.

 

Vedete, Tayyip Erdoğan e i suoi compari e discepoli fanno molta leva su questa storia idiota del Pkk terrorista, perché è un argomento perfetto per distogliere l’attenzione da altri problemi. Efficiente e losca strategia. Per esempio, pensiamo a quando il genocidio armeno quest’anno ha compiuto cent’anni: è stato chiesto alla Turchia di riconoscerlo, di inserirlo finalmente nei libri di storia. Cos’ha risposto il nostro amatissimo Erdoğan?

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Ve l’avevo detto che rigira le frittate. Capovolta n.1005453, abuso della religione pt.34029.

Che l’Europa sta accusando la Turchia con delle menzogne per infangarla. Il suo negazionismo ha fatto
infoiare un sacco di gente terrorizzata dal “nemico Europa”, che si è unita agli sproloqui del suo presidente contro il “demonio”. Ha puntato il dito verso l’Europa per distrarre tutti dal nocciolo della questione e ci è anche riuscito! Al sultano piace così tanto rigirare le frittate che dopo la diffusione della notizia della morte di Elçi ha avuto la faccia tosta di ridire che il defunto non fosse vittima, ma il primo carnefice: “questo incidente mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua lotta determinata contro il terrorismo”. Insomma, Elci era un terrorista, la Turchia fa anche a lui la guerra, in quanto curdo e “sostenitore” del Pkk, e meno male che le autorità lottano contro il terrorismo. Follia del tiranno. Anzi, furbizia: istigare all’odio pare che funzioni, che sia convincente.

 

Selahattin Demirtaş, del partito filo-curdo Hdp, ha parlato di omicidio pianificato ed ha invitato tutti a scendere in piazza e protestare. Ed infatti, Izmir, Ankara, Diyarbakır (dove anche lo stesso Demirtaş poco tempo fa ha rischiato la pelle per un proiettile che ha colpito la sua auto) e a Istanbul, dove duemila persone si sono mosse co12335876_1034510276588681_1802259892_n.jpgn lo slogan “siamo tutti Tahir Elçi” e sono state poi brutalmente fermate dalla polizia, che ha disperso il corteo con lacrimogeni e getti d’acqua (esattamente come qualche mese fa, quando si svolse il Pride nella capitale e la gente fu sparpagliata dai violenti getti degli idranti). I funerali dell’avvocato, celebrati nella stessa città, dove si sono svolti quelli dei due poliziotti rimasti uccisi nello scontro, erano colorati dei colori vivaci della bandiera curda e decisamente affollati. Il fratello Ahmet si è detto sicuro che l’attivista sia stato vittima del regime, “non è il primo e non sarà l’ultimo intellettuale ad essere assassinato” e la moglie si è espressa così: “quando mio marito è stato colpito alla nuca, dalla sua bocca è uscito un rametto d’ulivo.”.

Non ti dimenticheremo.

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ppunto sul “sultano”: Spero che sia ben chiaro che quell’uomo era nel mirino, spero sia chiaro che nel mirino del tiranno ci sono tutti i suoi avversari, perlopiù curdi. E’ impossibile anche solo lontanamente immaginare che il presidente turco sia innocente, sappiamo tutti di che pasta è fatto. Lui è “l’uomo forte”, quello che alle conferenze si alza lamentando indignazione dopo aver urlato, il misogino e maschilista numero 1, l’omofobo, il razzista, il promotore d’odio, il dittatore. Quante volte ha bloccato l’accesso a siti Internet come Youtube, Facebook o Twitter in vista, magari, delle elezioni o in periodi in cui lo si “è preso troppo in giro”? Innumerevoli, ma questo è niente. Che dire dei morti innocenti causati dai bombardamenti contro i curdi, invece che contro l’Isis, ordinati dallo stesso? Ci lascia sconcertati. Ci sono foto del figlio di questo essere coi miliziani dell’Isis su Internet e, chissà come mai,
non ho alcuna difficoltà a credere alla veridicità delle immagini (sapevate, ad esempio, che sono stati visti e filmati scambi di saluti cordiali tra soldati turchi e miliziani dell’isis?). Provato è che il petrolio dei territori controllati dai terroristi passi il confine turco, sospettatissimo è che Bilal Erdoğan ne gestisca il flussobilal-erdogan-ISIS.jpg e il commercio (da cui l’isis ricaverebbe 2milioni di dollari al giorno) tramite l’azienda turca che compra l’oro nero e l’azienda che lo importa illegalmente con più di 500 camion colmi di botti. Anche la sorella Sumeyye sarebbe coinvolta, fonti la vedono a capo dell’organizzazione di un’ospedale adibito per i miliziani. Intanto il capofamiglia fa qualche suo discorso col Corano in mano, come se fosse degno solo di rammentarlo. La famiglia Erdoğan ha le mani macchiate di sangue.

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