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Mese

febbraio 2016

Pace a tavola: quando l’incontro si fa goloso!

Per presentarvi il progetto “Pace a Tavola” vorrei prima ricordarvi il suono allegro della 131171_story__eirbyezjhxlynaulkdnfcelebre canzone “Aggiungi un posto a tavola” di Johnny Dorelli, tormentone degli anni ’70 e ricordo d’infanzia di tantissimi bambini. E’ una canzone semplice come l’amore e ricca come l’incontro, quello dove si aggiunge una sedia, si mangia insieme, si parla e s’ascolta, si condivide e ci si ospita l’uno nel cuore dell’altro. Ecco, ricordando questo, vi presenterò delle serate mature all’insegna dell’incontro e dello scambio.. del sapere e dei gusti!

“Pace a Tavola”, organizzato a Milano da Menuale in collaborazione con Identità Golose, è un progetto volto a sensibilizzare tutti noi sul tema del conflitto religioso e culturale nel contesto mediorentale, che sappiamo origine di molti dissapori tra arabi/musulmani ed ebrei. Quale modo migliore per avvicinare ed unire, anche in questo caso? La tavola, dove si proveranno cucine tradizionali dei popoli coinvolti, condividendo ed esprimendo
pensieri pacifici e liberi e imparando.dOAeHEf

Le tappe saranno: 3 pranzi (dal 3 al 5 marzo) e 3 cene (dal 6 all’8 marzo), a cui verranno invitate personalità di religione musulmana ed ebrea. Saranno coinvolti dei ristoranti mediorentali in grado di farvi leccare i baffi, che metteranno a disposizione un tavolo ciascuno per un pranzo o per una cena, cui oltre agli ospiti parteciperanno due giornalisti, una persona da parte di Identità Golose e una di Menuale. Tutti loro gestiranno il dialogo durante il pasto, guidando un clima di serenità e scambio che permetterà a tutti i commensali di apprendere, comunicare e superare ogni ostilità ed ogni pregiudizio tra culture e religioni.

I12716232_975906185810277_7724682405634117067_onoltre, quale modo migliore per saperne di più riguardo non solo alle inimicizie già citate, alle differenze tra religioni, ma anche a proposito di ciò che è halal e ciò che è kosher? Non
tutti sanno che tutto quel che è halal è kosher, ma non tutto quel che è kosher è halal… è tutto da scoprire! Un benessere da creare insieme e nuovi sapori da provare. Godiamo delle opportunità che abbiamo intorno, non tutti le hanno, soprattutto in situazioni di conflitto!

Ecco dove trovate il sito ufficiale: http://www.menuale.it/paceatavola/ ;

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ecco la locandina!

potete anche cercare su Facebook le pagine ufficiali di Menuale, qui, e Identità Golose, qui! Oppure, per
partecipare, inviate una email a lia@menuale.it!

 

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Se la scuola è lo specchio di un popolo islamofobo

A volte si sente dire che in verità i/le musulman* parlano anche troppo di discriminazioni, che esageriamo. Siamo ripetitivi. E’ che, sì, ripetutamente durante il corso della settimana, della giornata, c’è qualcosa, qualcuno, che ci mette a disagio… spesso, non sempre, non ovunque, meno male. Se ne parliamo, ogni volta, senza arrenderci, risultiamo proprio fastidiosi e ripetitivi. Vedete, vorremo tutti spiegare a gran voce che non sono solo le occhiatacce, la gente che ti evita, i commercianti che diffidano, gli insulti su facebook a stressarci.. ho sentito di persone licenziate perché convertite, con difficoltà d’assunzione perché musulmane o semplicemente straniere. Il pregiudizio è un martello che batte sull’incudine e… colpisce anche a scuola.

So bene cos’è il bullismo, non solo perché l’ho studiato. Ho un sacco di appunti, definizioni, magari un giorno li scriverò in pagina e.. un sacco di ricordi. So che ad un bullo basta che tu abbia le stringhe delle scarpe spaiate per prendersela con te, i capelli un po’ troppo arruffati, basta che senta che sei fragile, un po’ più degli altri, meglio se introverso. Magari solo, magari un po’ diverso dai compagni di classe: straniero, un po’ più nero, un po’ più basso, disabile, un po’ magro, grasso, gay, musulmano, femmina o maschio non conforme alla visione comune dei generi. Il bullo deve fare la sua parte, se poi ha un “pretesto” hai la certezza di chi potrebbe essere preso di mira. La tua amica lesbica se è omofobo, o se il “bullo dominante” lo è, il tuo compagno rumeno se “quelli dell’est rubano”.

Ho subito bullismo per 5 anni, dalle medie fino alla seconda superiore. Alle medie ero esclusa dal gruppo di ragazzine e maltrattata da una manciata di maschietti.. a parte qualche spinta, ogni tanto un pizzicotto sul braccio, mi insultavano spesso.. magari senza parolacce, ma ogni singola mattina. Mi hanno sfottuto dal primo giorno e non ero sufficientemente sicura di me da rispondere. La prima volta che sono stata chiamata “troia”, senza motivo, dopo un attimo di smarrimento, torsi le labbra, mi portai le mani alla faccia e scoppiai in lacrime davanti a tutti. Ho sempre pianto spesso da lì, ma ho sperimentato anche l’apatia e gli attacchi d’ansia, soprattutto nei due anni di superiori. Cambiai scuola, alla fine, perché sperimentai anche il cyberbullismo e.. non ne potevo più.

Adesso sono musulmana e ho avuto la bella opportunità di parlare con altr* musulman* o ragazzi stranieri, e ho imparato che se in famiglia il bullo ha appreso che “i musulmani andrebbero sterminati”, o roba simile, se porti il velo o, per esempio, sei marocchin* sai cosa ti aspetta se sopporti a denti stretti o non ti sai difendere.
Fortunatamente ho anche imparato a rispondere, ho mandato a quel paese con decisione due ragazzi che nei pressi delle macchinette mi canzonavano. E’ difficile che qualcuno riesca a deridermi attualmente. Sono sicura di non meritare certi affronti e di doverli combattere in maniera adeguata al caso. Vedete, c’è un pregiudizio enorme sui/lle musulman*, sono vist* come invasori, ignorant*, retrograd*, sostenitori/trici del Daesh e vengono sfottuti di conseguenza nei corridoi, facendosi i gradini per arrivare alla classe, davanti a scuola, nelle aule. In Italia, in Europa, in America, ovunque. avete sentito di come sia fermentata, infatti, l’islamofobia nel Regno Unito? Sì, anche a scuola. Dopo gli attacchi a Parigi i bambini nelle scuole italiane hanno cominciato ad accusare i propri compagni di famiglia musulmana di essere cattivi. In Friuli Venezia Giulia è passata in una scuola una circolare per proibire il velo (poi respinta). Che esempio è? Della serie, ragazzini è con quella gente lì che dovete prendervela! Ho letto di e sentito ragazz* stanchi e stufi di esser considerati marci, di esser sminuiti. Perché fa male. Se tutti sono contro di te, o se così appare, e non riesci a contrattaccare, ti mettono in crisi l’autostima, ti viene voglia di stracciare il velo e scappare.

Effettivamente non occorre essere musulman*, certo se sei convertita e hai il velo ti vedono come quella Fatima membro dell’Isis, o una ragazza persa, basta anche avere la pelle scura, dei lineamenti particolari o parlare arabo, per sentir fior di discorsi che cominciano con “non sono islamofobo ma…”. Proprio in faccia a te. Che se fai loro notare quanto blaterano ti rammentano il Daesh e l’oppressione delle donne in Afghanistan, come se fosse colpa tua. Un po’ come chiedere il diritto a sposarsi e sentirsi rispondere “che palle, parla di cose più importanti, non sempre dei tuoi problemini!”. Vi ricorda qualcosa? I somari che rispondono sono tutti uguali, ma possiamo sempre fare la nostra parte, informandoci e informando, esponendoci, dando la propria voce.

Bisogna lottare. Non solo per soccorrere, comprendere, ascoltare chi è vittima di bullismo, che può essere veramente chiunque, ma anche per sensibilizzare le famiglie a non giudicare e a non trasmettere l’odio ai proprio figli, ad incoraggiarle ad avere un certo rapporto con questi ultimi affinché diventino brav* ragazz*, bravi uomini e donne. Non voglio che i miei coetanei, le persone con cui sto crescendo, mi guardino male o mi ostacolino una volta adulti solo perché hanno assorbito le schifezze che vomitano i media, che vomita la gente e la famiglia razzista o islamofoba… o omofoba, maschilista, sessista… Esistono troppi somari!

Siate curiosi, non arrendetevi al primo giudizio, non fate dell’erba un fascio, non innalzate dei muri. Non smettete mai di lottare contro le ingiustizie.

Per voi, per chi c’è e per chi verrà domani.

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