Tendenzialmente evito gli sfoghi sul web, in particolar modo su facebook, riservandomi il piacere di una conversazione privata. Tuttavia, proprio dopo una di queste conversazioni, oggi mi sono detta: perché non far sentire un’altra voce sulla questione?

Il dibattito in questi primi giorni di maggio nell’ambiente femminista di facebook riguarda le madri e, più precisamente, cosa significa per una donna essere madre. Ho notato che il dibattito si dipana su due poli opposti, che possiamo definire idillio e inferno. Come da classico otto maggio che si rispetti tutti noi ci siamo visti inondare la bacheca di messaggi d’affetto di figli a madri e di madri a figli, nulla di nuovo. Troppo colorato, roseo e finto per i miei gusti, ma, oltre ai cuori vuoti, ho avuto il piacere di leggere anche dediche e messaggi sinceri, parole che nella silenziosa sfarzosità della scrittura hanno reso grazie al coraggio e al cuore delle madri. Parallelamente a tutto ciò si sono moltiplicate le critiche alla maternità, con testimonianze di madri esaurite ed infelici, donne che non avrebbero mai voluto dare alla luce i propri figli e chi invece innalza fiera la bandiera comune con su scritto “Senza figli e felice”.

Sempre più spesso mi ritrovo a chiedermi se le persone sono in grado di capire il giusto mezzo. Poco più sopra ho esposto una diatriba silenziosa e bipolare, una sorta di guerra fredda fra chi vuole essere madre e chi no. Come se da ciò dipendesse la piena e completa presa di posizione di noi Donne, come se la piena verità dell’essere umano femminile risieda in queste due posizioni diametralmente opposte e così riassunte: se non vuoi avere figli non sei una VERA donna e se vuoi avere figli sei una schiava capitalista.

Ora, il discorso è scomodo e difficile, ma questo soprattutto perché non si è in grado di guardare oltre il proprio naso. Personalmente penso che ciascuna debba sentirsi libera di esprimere e realizzare a pieno la propria natura, materna o meno, libera, se non altro, dalle critiche di altre donne “femministe” che vogliono imporre la propria visione su più argomenti. Ho letto post in cui l’abbandono di un figlio viene giustificato in questa ottica, a parer mio distorta, di liberazione della donna dal fardello di madre e allo stesso tempo ragazze o donne che preferiscono non avere figli essere additate come folli contro natura.

Da un lato abbiamo le solite motivazioni oramai antiche: “Ma non ti piacevano i bambini?” “E il tuo compagno è d’accordo?” “Dici così ora che hai vent’anni, ma poi quando crescerai te ne pentirai!”, scuse e sciocchezze di cui trovo superfluo, al momento, discuterne. Dall’altro lato abbiamo il fronte di liberazione, che con la stessa superficialità spicciola giudica ragazze e donne che vogliono avere figli come schiave del potere maschile, condannate ad una vita di sacrifici e, l’ultima che ho sentito, malvage distruttrici del pianeta. Perdonerete il tono un po’ polemico, ma, sinceramente “Non fate figli perché siamo troppi, pensate al pianeta! Basta essere egoiste!”, mi passerete che suona bizzarro come slogan. Un sistema di controllo delle nascite è stato adottato e giudicato davvero negativamente, credo che più che limitare in questo modo bio-terroristico le nascite, sarebbe opportuno educare i figli e le persone in generale ad una cultura di gestione responsabile delle risorse umane e non, che permetta a tutti un’esistenza pacifica e dignitosa.

Purtroppo vedo sempre più spesso queste “femministe-vegan-animaliste-donne-libere-e-indipendenti-senza-uomini” (quasi un modello preconfezionato, alla stregua delle ultime meme “starter pack”) scagliarsi contro ogni cosa, qualunque argomento deve essere vagliato e stravolto alla luce della loro ottica, senza il minimo riguardo della visione – talvolta più moderata, talvolta no – degli altri membri delle discussione. Così facendo minano i loro stessi interessi, perché la discussione diventa accesa e poco seria e si finisce per non prendere più sul serio determinati argomenti e collegamenti così trattati. A malincuore mi viene quasi da pensare che certe critiche alla maternità, all’alimentazione, al velo (altra hit solo temporaneamente oscurata) siano mosse in questo modo da persone che si sentono libere e forti, ma che sembrano montare scuse su scuse per motivare questa scelta o quella posizione.

In conclusione, tutt* sembrano sempre pront* a scagliarsi contro questa o quella definizione di “donna”, perdendo di vista l’obiettivo che tutti noi ci dovremmo prefiggere: la libertà.
Essere liberi non vuol dire non avere marito, non avere figli, vestirsi in modo provocante o andare dove ci pare. Essere liberi vuol dire non avere sulle proprie spalle il peso di un giudizio capitale, il peso di qualcuno che pretenda di sapere cos’è meglio per te e cosa devi fare nella tua vita. Essere liberi di essere come si è nel rispetto del prossimo e, prima di tutto, di noi stess*. Senza scuse, senza rabbia e senza paura.

{R.

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