Cerca

Sono l'unica mia.

Oltre al velo c'è di più.

Mese

aprile 2017

La musulmana, la copta e lo zucchero filato. {Sono l’unica Shahrazad #3

I giorni dopo il doppio attentato alle chiese copte in Egitto avevo tante cose da dire e scrivere. Alcune, forse, le avrei scritte con rabbia, ed altre parole, invece, le avrei scritte con un tono di malinconia. Le foto dell’attentato sono immagini che rimangono impresse a lungo e che colpiscono il cuore ancora di più se provengono dal tuo paese di origine. Chi ha ucciso i cristiani nelle chiese li ha ucciso in nome della mia religione, chi giaceva senza vita era un mio concittadino.

Questi eventi non hanno fatto che far riaffiorare in me un vecchio ricordo. Una delle mie zie, di nome Karima, viveva in uno di quei quartieri egiziani dove le case sono cosi vicine da sembrare pezzi di mosaico da assemblare. Per sei anni aveva provato ad avere figli, senza riuscirci, ed io ero diventata una figlia da accudire e proteggere anche se per quel breve periodo delle mie vacanze estive. Le strade del quartiere dove abitava, dopo la preghiera del tramonto, si riempivano di ragazzi e bambini intenti a giocare. Mia zia aveva timore di farmi scendere di casa da sola cosi, quando ero ormai stufa di guardare i cartoni, per passare il tempo trascorrevo alcune ore delle mie giornate affacciata alla finestra a guardare gli altri bambini giocare e le persone che percorrevano la strada. L’unico momento in cui mi era consentito uscire da sola era quando passava il venditore ambulante di zucchero filato. “Tieni Sara, ecco i soldi! Prendi lo zucchero filato e risali subito, habebty!”. Scendevo di corsa le scale, davo i soldi in mano al venditore di zucchero filato, prendevo il mio zucchero in mano e risalivo a guardare dal balcone gli altri bambini giocare a rincorrersi per i vicoli del quartiere. Nel Palazzo di fronte al nostro, abitava una famiglia di sole tre donne. Un’anziana signora, una donna di mezza età e una bambina che, ai tempi, aveva più o meno la mia età di nome Maria. Il padre di Maria era partito per la Libia e tornava al Cairo una volta l’anno, la madre lavorava tutto il giorno e la lasciava insieme alla nonna rimasta sola dopo la morte del marito morto in guerra. La madre di Maria e mia zia avevano due cose in comune, entrambe erano molto protettive nei nostri confronti, entrambe non ci davano il consenso di goderci l’infanzia giocando per strada. Io e Maria avevamo, altrettanto, due cose in comune: ad entrambe piaceva affacciarsi dalla finestra, ad entrambe piaceva lo zucchero filato. Ogni mattina chi si svegliava per prima chiamava l’altra. Gli altri bambini si rincorrevano, io e Maria invece ci raccontavano storie affacciate dalle rispettive finestre…Il venerdì lei aspettava il mio ritorno con mia zia dalla moschea, ed io la domenica aspettavo il suo ritorno con la nonna dalla chiesa.Ci eravamo create un mondo tutto nostro, composto di racconti, di risate e di richiami dalle finestre. Per vederci e poter giocare, anche se per pochi minuti insieme, avevamo escogitato “il trucco dello zucchero filato”. Appena passava il venditore correvo da mia zia a chiederle i soldi, scendevo e trovavo Maria ad aspettarmi. Giocavamo qualche minuto, senza che mia zia o sua nonna notassero la nostra assenza. Risalivo le scale ridendo, immaginando la faccia di Maria che rideva anche lei per l’escamotage che ripetevamo ogni giorno per giocare insieme.

Non avevamo mai toccato il tema della religione, forse non capivano nemmeno le differenze, o molto probabilmente la ritenevamo una cosa di poco conto, finché un giorno quell’equilibrio tra di noi si ruppe. Nella mia mente da bambina immaginavo che tutti gli italiani fossero cristiani, mentre in Egitto fossero tutti musulmani, così le chiesi “Enti leh mesiheya we mesh moslema? Perché sei cristiana e non musulmana?” Maria mi rispose con una domanda analoga “Enti leh moslema we mesh mesiheya?”. Per giorni la finestra di Maria rimase chiusa e al mio richiamo nessuno rispondeva. Il venditore di zucchero filato passava e nessuna delle due scendeva a comprarlo. Raccontai il tutto a mia zia Karima e con stupore mi disse di scendere a comprare due zuccheri filato, uno per me ed uno da portare a casa di Maria. Con la paura di essere rifiutata bussai alla sua porta. Appena aprì, con lo zucchero filato in mano le dissi “La prossima settimana torno in Italia, puoi chiedere a tua nonna se almeno per oggi possiamo giocare insieme a nascondino per strada?”. Passammo tutto il pomeriggio insieme e la sera salutai Maria dalla finestra di casa “Ci vediamo l’anno prossimo che devo tornare in Italia”. L’estate dopo tornai da mia zia, ma Maria si era trasferita altrove.

La condizione dei non musulmani all’interno di uno Stato, secondo l’Islam, dovrebbe essere quello di “dhimmy” (protetti). Il profeta Mohamed pbsd disse “Nel giorno della Resurrezione, io stesso sarò nemico di chi ha dato fastidio ad un protetto”. Maria “la copta”, non la vidi più a malincuore, ma amo immaginarla pregare ogni domenica in chiesa insieme a sua nonna.

Sara Ahmedsonolunica2

Annunci

Le foto dei bambini siriani in lutto per gli altri bambini di Idlib, un’illustrazione dell’atrocità umana. {Sono l’unica Shahrazad #2

Questa mattina il soccorritore siriano Mohammad Alaa Aljaleel ha postato, nel suo profilo privato, delle foto di bambini siriani in lutto per lo sterminio chimico di Idlib. Le foto ritraggono bambini in cerchio in un campo profughi, davanti a loro delle candele luminose e dei cartelli con delle frasi di protesta e di condanna. Su uno dei cartelli c’è scritto “Assad kills our children with chemical weapons” (Assad uccide i nostri bambini con armi chimiche), in un altro “Dormiranno per sempre senza rumore e senza sangue”.
Non voglio entrare nel merito delle questioni politiche, non voglio far parte di nessuna tifoseria, né di quella filo Assad né di quella filo Americana, per il semplice fatto che qualunque tesi si sostenga tutti sono colpevoli e nessuno è innocente. Tutti i politici e capi di stato hanno prosciugato la Siria della sua storia, lasciando solo cenere e corpi inermi su cui versare lacrime, per fini politici ed egemonici; Putin, Assad, Obama, Clinton, Trump e per finire l’Europa che respinge, tutt’ora, i profughi a suon di “a casa vostra” e di filo spinato, non sono altro che delle sanguisughe mai sazie del sangue siriano. Sono sei anni ormai che la Siria è sotto massacro, forse in molti oggi si sentono più colpiti per la brutalità in cui è stato messo in atto questo sterminio, ma la Siria piange e chiede aiuto da tempo ininterrottamente senza ottenere risposta alcuna.
I nostri lunghi silenzi, la nostra indifferenza e le nostre coscienze, ormai morte, hanno portato a tutto questo. Negli anni a venire i nostri libri dovranno dedicare lunghi capitoli di storia al genocidio siriano. Saranno pagine piene di vergogna per quello che siamo riusciti a fare e guardare.
La locazione delle foto non è nota, forse sono state scattate in un campo profughi in Europa, oppure in un campo vicino Aleppo. Nel caso queste foto fossero state scattate in Siria la locazione precisa viene omessa per salvaguardare la sicurezza dei bambini rimasti in vita che ormai passano le loro giornate sempre allertati. Le foto dei bambini siriani in lutto per gli altri bambini di Idlib non sono altro che l’illustrazione dell’atrocità umana. 
Sara Ahmed sonolunica2.png

Questo slideshow richiede JavaScript.

“L’Islam è in ogni gesto di benevolenza e non nelle loro imposizioni.” {Sono l’unica Shahrazad#1

 

Sono emotivamente toccata per la faccenda della ragazza a cui i genitori hanno rasato i capelli per essersi rifiutata di indossare il velo, forse perché ha la stessa età di mia sorella a cui, in famiglia, abbiamo lasciato carta bianca e libera scelta sulla questione del velo, o forse, semplicemente, perché la sua storia assomiglia a quella di molte altre ragazze costrette dai propri genitori, anche non musulmani, a seguire stili di vita che non appartengono loro. Questo così discusso caso di cronaca è da prendere con le pinze, viste le ultime dichiarazioni rilasciate dal padre e dalla sorella della vittima che hanno ritrattano la versione iniziale dei fatti. Il padre ha, infatti, dichiarato che la madre avrebbe rasato i capelli della figlia per la presenza di pidocchi, secondo la sorella maggiore, invece, si è trattato di una soluzione drastica per un precedente taglio fatto male compiuto dalla ragazza.

Personalmente, credo poco nell’innocenza della madre ma preferisco comunque concedere il beneficio del dubbio e sperare in un gigantesco malinteso o eccessivo zelo da parte delle maestre. Malinteso o no, questa storia molte volte è pura realtà e come musulmana, che indossa liberamente il velo, peccherei di poco senso critico negando la verità dei fatti. Molte famiglie costringono le figlie a mettere il velo, anche molto piccole, senza nemmeno spiegargli i motivi religiosi o spirituali che dovrebbero portare una donna a scegliere di mettere il velo. Il mondo musulmano non è un blocco unico, ci sono quattro scuole giuridiche, diverse correnti ed oserei dire anche diversi modi d’interpretare il velo. Questo indumento può essere un simbolo identitario, un atto di devozione, un’imposizione da parte di alcune nazioni, oppure un velo “culturale” dove le ragioni culturali e maschiliste sovrastano le vere ragioni religiose di questo precetto islamico. Tuttavia, nel Corano non viene menzionata nessun tipo di “punizione divina” per le donne che decidono di non metterlo. Mi viene da dire che se non c’è un obbligo divino ci pensa l’uomo, o in questo caso una donna, a imporre e punire in modo brutale. Circa cinque anni fa scambiai qualche parola con una ragazza costretta ad indossare il niqab (indumento che, secondo un’opinione condivisa, non è altro che un retaggio culturale legato all’Arabia pre-islamica ed estraneo all’Islam). Di tempo ne è passato ma le sue parole rimbombano ancora nelle mie orecchie come fosse ieri. Ero in un centro estetico al Cairo, aspettavo il mio turno e cominciai a scambiare qualche parola con le ragazze in attesa come me. Una di loro in particolare attirò la mia attenzione per i suoi occhi penetranti, che Dio dona a pochi, incorniciati dal niqab e dipinti da un tratto preciso di kajal. Iniziammo a parlare del più e del meno finché non le chiesi il motivo per il quale indossasse il niqab. La sua risposta fu questa: “Mi hanno costretto i miei fratelli ma un giorno lo toglierò, l’Islam è nelle mie preghiere che compio puntualmente cinque volte al giorno, l’Islam è in ogni gesto di benevolenza e non nelle loro imposizioni.” Le sue parole rimbombano tutt’oggi nelle mie orecchie e vorrei urlarle in faccia ad ogni genitore che impone alle figlie di indossare il velo. Il velo è un atto di devozione che se non è sentito diventa violenza pura.

Togliete alle vostre figlie quel velo colmo della vostra ignoranza religiosa. Prima di imporre alle vostre figlie visioni errate della religione, eliminate ogni briciola di retaggi culturali misogini presenti nelle vostre menti. Non mascherate il vostro atteggiamento dispotico genitoriale con l’islam. Ogni indottrinamento errato ha macchiato la purezza dei veri precetti islamici e il Wahabismo ha catapultato il mondo musulmano in una fase oscurantistica da cui è sempre più difficile uscire. Noi musulmani, in primis, abbiamo messo più in rilievo i nostri veli che ogni altro aspetto spirituale. Da donna che si è “Velata liberamente” penso che il mio velo sia un simbolo identitario che ogni donna deve essere libera di poter indossare, ma penso anche che dobbiamo essere noi “velate libere” a spogliare il velo da ogni suo aspetto maschilista e dispotico affinché lo stereotipo “la donna velata è la donna maltrattata” non esista più e non sia realtà come nel caso della ragazza bengalese. Difendere altre donne da un velo imposto non è prendersi carico di colpe non proprie ma è un dovere morale e religioso difendere le donne che non hanno avuto possibilità di scegliere come lo siamo state noi.

Sara Ahmed

9 rimedi naturali radicati nell’antica cultura islamica e del mondo arabo

Quella che state per leggere è la traduzione di questo articolo, che ci è stato suggerito da Martina. Grazie cara!

✱✱✱

Alcuni sono arrivati in Medio Oriente grazie al commercio e ad altri indigeni della regione, infatti molti dei rimedi casalinghi naturali che oggi diamo per scontati provengono dalla medicina tradizionale del mondo arabo!

Anice

L’anice, a parte le sue qualità nel sapore e il profumo calmante, è utilizzato nella medicina araba tradizionale per trattare una serie di problemi della digestione ed ha effetti antispasmodici particolarmente potenti, altrettanto utile per i problemi respiratori.
Anise-Photo.jpg

Cumino nero

Il Profeta Mohammad (pace e benedizione su di lui) disse: “Usate il seme nero, poiché questo contiene una cura per ogni tipo di malattia, eccetto la morte”. Conosciuto per l’aiuto alla digestione e alla risoluzione di problemi respiratori e immunocorrelati, il seme del cumino nero ha potenti proprietà antistaminiche, antinfiammatorie, antiossidanti e analgesiche.

black-cumin-.jpg

Finocchio

Usato in molti sistemi medici inclusa la medicina araba e islamica, il finocchio apporta diversi benefici digestivi, in particolare lassativi, diuretici, antidolorifici e miorilassanti (di rilassamento muscolare), e il suo olio è un toccasana per lenire la tensione muscolare.

Fennel_seed (1)


Incenso

Tradizionalmente coltivato nell’Arabia meridionale, l’incenso è noto per i suoi utilizzi religiosi e per il suo ruolo nella storia de Re Magi. In medicina è stato usato come rimedio tradizionale per questioni che vanno da quelle digestive e respiratorie a quelle riguardanti il periodo post-natale e le condizioni di ipertensione. Recentemente, degli studi hanno dimostrato che un composto chimico nell’incenso è potenzialmente capace di uccidere le cellule tumorali.

Frankincense

 

Liquirizia

Usata per le sue proprietà di rafforzamento e purificazione del sangue più di 4000 anni fa a Babilonia e dagli antichi egizi per il trattamento dei disturbi del fegato e intestinali, il succo del gambo e le foglie sono utili per i problemi respiratori, mentre la radice può trattare le ferite superficiali. Gli studi hanno anche dimostrato che stimola la ghiandola surrenale e apporta benefici significativi per l’immunodeficienza.

coltivare-liquirizia.jpg

 

Oliva

Menzionato nel Corano come frutto del santo albero, l’olio d’oliva è rinomato per  i suoi sani acidi grassi, per la capacità di ammorbidire la pelle e le sue qualità utili a proteggere il cuore. La foglia è anche usata in medicina per le sue qualità antiossidanti, anti-invecchiamento, immunostimolanti, antibiotiche, antidiabetiche e antipertensive. Gli studi dicono che l’estratto della foglia abbia anche qualità antinfiammatorie, antibatteriche e anti-fungine (antimicotiche), che lo rende un integratore incredibilmente completo e potente.

olive-.jpg

 

Melograno

Menzionato nel Corano come frutto del Paradiso, e coltivato nelle suddette regioni sin dai tempi antichi, il melograno è usato per i suoi effetti astringenti e per il trattamento di numerosi disturbi tra cui mal di gola, infiammazione, problemi digestivi e alla vescica.

pomegranate.jpg

 

Iperico

Un elemento significativo del patrimonio fitoterapico arabo utilizzato dai medici in Palestina, ma l’utilizzo di questa pianta in territorio palestinese si è quasi estinto. Il nome arabo originale della pianta è ‘Dathi o Nabat Yohanna’, ed è stato in gran parte usato per curare l’infiammazione. Oggi, popolare in tutto il mondo, l’iperico viene impiegato per curare la depressione, l’ansia, la dipendenza da droghe, lo squilibrio ormonale, e per le sue qualità protettive anti-cancro.

St-johns-wort

Timo

Il timo palestinese è un’erba estremamente popolare per l’uso culinario mediorientale. E’ anche un trattamento per le condizioni respiratorie, infiammatorie e digestive, proprio come per le ferite superficiali. Il tè fatto dalle foglie è inoltre un rimedio popolare contro la tosse, il raffreddore e l’influenza!

Thyme-Bundle.jpg

 

 

✱✱✱

Fonti:

http://herbaleducator.com/healing-oils-of-arabia/

http://www.motherearthliving.com/health-and-wellness/history-of-islamic-medicine-zm0z98ndzhou?pageid=2#PageContent2

http://islam.about.com/od/law/a/sources.htm

http://muslimheritage.com/article/botany-herbals-and-healing-islamic-science-and-medicine#sec_2

http://en.alukah.net/Thoughts_Knowledge/0/5906/

https://sushizombie.wordpress.com/introduction-to-islamic-medicine/

http://www.naturalnews.com/048658_frankincense_myrrh_cancer_treatment.html

http://www.mei.edu/sqcc/frankincense

http://ramzylicorice.com/en/prof/licorice.html

http://www.herbwisdom.com/herb-licorice-root.html

http://lifespa.com/five-spices-digestive-world/

http://www.kitchendoctor.com/herbs/black_cumin.php

 

Blog su WordPress.com.

Su ↑