Sono emotivamente toccata per la faccenda della ragazza a cui i genitori hanno rasato i capelli per essersi rifiutata di indossare il velo, forse perché ha la stessa età di mia sorella a cui, in famiglia, abbiamo lasciato carta bianca e libera scelta sulla questione del velo, o forse, semplicemente, perché la sua storia assomiglia a quella di molte altre ragazze costrette dai propri genitori, anche non musulmani, a seguire stili di vita che non appartengono loro. Questo così discusso caso di cronaca è da prendere con le pinze, viste le ultime dichiarazioni rilasciate dal padre e dalla sorella della vittima che hanno ritrattano la versione iniziale dei fatti. Il padre ha, infatti, dichiarato che la madre avrebbe rasato i capelli della figlia per la presenza di pidocchi, secondo la sorella maggiore, invece, si è trattato di una soluzione drastica per un precedente taglio fatto male compiuto dalla ragazza.

Personalmente, credo poco nell’innocenza della madre ma preferisco comunque concedere il beneficio del dubbio e sperare in un gigantesco malinteso o eccessivo zelo da parte delle maestre. Malinteso o no, questa storia molte volte è pura realtà e come musulmana, che indossa liberamente il velo, peccherei di poco senso critico negando la verità dei fatti. Molte famiglie costringono le figlie a mettere il velo, anche molto piccole, senza nemmeno spiegargli i motivi religiosi o spirituali che dovrebbero portare una donna a scegliere di mettere il velo. Il mondo musulmano non è un blocco unico, ci sono quattro scuole giuridiche, diverse correnti ed oserei dire anche diversi modi d’interpretare il velo. Questo indumento può essere un simbolo identitario, un atto di devozione, un’imposizione da parte di alcune nazioni, oppure un velo “culturale” dove le ragioni culturali e maschiliste sovrastano le vere ragioni religiose di questo precetto islamico. Tuttavia, nel Corano non viene menzionata nessun tipo di “punizione divina” per le donne che decidono di non metterlo. Mi viene da dire che se non c’è un obbligo divino ci pensa l’uomo, o in questo caso una donna, a imporre e punire in modo brutale. Circa cinque anni fa scambiai qualche parola con una ragazza costretta ad indossare il niqab (indumento che, secondo un’opinione condivisa, non è altro che un retaggio culturale legato all’Arabia pre-islamica ed estraneo all’Islam). Di tempo ne è passato ma le sue parole rimbombano ancora nelle mie orecchie come fosse ieri. Ero in un centro estetico al Cairo, aspettavo il mio turno e cominciai a scambiare qualche parola con le ragazze in attesa come me. Una di loro in particolare attirò la mia attenzione per i suoi occhi penetranti, che Dio dona a pochi, incorniciati dal niqab e dipinti da un tratto preciso di kajal. Iniziammo a parlare del più e del meno finché non le chiesi il motivo per il quale indossasse il niqab. La sua risposta fu questa: “Mi hanno costretto i miei fratelli ma un giorno lo toglierò, l’Islam è nelle mie preghiere che compio puntualmente cinque volte al giorno, l’Islam è in ogni gesto di benevolenza e non nelle loro imposizioni.” Le sue parole rimbombano tutt’oggi nelle mie orecchie e vorrei urlarle in faccia ad ogni genitore che impone alle figlie di indossare il velo. Il velo è un atto di devozione che se non è sentito diventa violenza pura.

Togliete alle vostre figlie quel velo colmo della vostra ignoranza religiosa. Prima di imporre alle vostre figlie visioni errate della religione, eliminate ogni briciola di retaggi culturali misogini presenti nelle vostre menti. Non mascherate il vostro atteggiamento dispotico genitoriale con l’islam. Ogni indottrinamento errato ha macchiato la purezza dei veri precetti islamici e il Wahabismo ha catapultato il mondo musulmano in una fase oscurantistica da cui è sempre più difficile uscire. Noi musulmani, in primis, abbiamo messo più in rilievo i nostri veli che ogni altro aspetto spirituale. Da donna che si è “Velata liberamente” penso che il mio velo sia un simbolo identitario che ogni donna deve essere libera di poter indossare, ma penso anche che dobbiamo essere noi “velate libere” a spogliare il velo da ogni suo aspetto maschilista e dispotico affinché lo stereotipo “la donna velata è la donna maltrattata” non esista più e non sia realtà come nel caso della ragazza bengalese. Difendere altre donne da un velo imposto non è prendersi carico di colpe non proprie ma è un dovere morale e religioso difendere le donne che non hanno avuto possibilità di scegliere come lo siamo state noi.

Sara Ahmed

Annunci