Crescendo come queer e musulmano in Somalia, lottando per comprendere come la mia sessualità potesse essere in armonia con la mia fede, non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato il giorno in cui imam apertamente gay avrebbero guidato la comunità con dignità. Quel giorno è adesso. Ci sono sempre più imam apertamente gay. Alcuni li conoscete magari grazie ai media, altri potrebbero esservi nuovi, ma ce ne sono.

Alcuni di questi uomini hanno delle moschee operative, altri si incontrano alcuni giorni alla settimana o anche una volta alla settimana, e alcuni potrebbero non essere persino chiamati “imam”, ma ciò che tutti hanno in comune è che stanno conducendo spiritualmente i musulmani LGBT ad accettarsi e all’idea che con l’Islam è lontano dalla omofobia.

1. STATI UNITI: Daayiee Abdullah

Il concetto di un imam gay è così estraneo alla psicologia tradizionale americana che Daayiee Abdullah finora è stato protagonista in tutti i media come “The Washington Post”, “The New York Times” e “Al-Jazeera”, tra gli altri. “A volte la necessità è la madre dell’invenzione. E’ per la necessità della nostra comunità, è per questo che sono entrato in questo ruolo particolare , ha detto ad Al-Jazeera, parlando di come sia stato diventare imam quando tutti gli imam locali si rifiutarono di dare ad un musulmano gay gli ultimi riti, costringendo lo studioso a rivestirne nel ruolo. “Essere un imam gay ed essere identificato come tale, ti porta a ricevere un sacco di risposte positive e o magari negative, ma è così. Penso che quando le persone non conoscono le cose, tendano ad avere una reazione istintiva. ”

2. Sud Africa : Muhsin Hendricks

Nel tardo 1990, Muhsin Hendricks fa coming out alla sua comunità e inizia “Al Fitrah” (Il Naturale), una organizzazione che lui crede possa aiutare i musulmani LGBT a comprendere che la loro naturale sessualità non si scontra con Allah. Oggi, oltre 15 anni dopo, la sua comunità è cresciuta enormemente. L'”Inner Circle”, che è un’altra organizzazione che lui stesso ha fondato, ha organizzato diverse conferenze internazionali, ha pubblicato del materiale e gli ha permesso di partecipare alla discussione globale sull’Islam e riguardo l’omosessualità in tutto il mondo. “Noi non potremo mai cambiare il Corano, ma possiamo cambiarne l’interpretazione.” ha dichiarato a “Qantara”, il portale tedesco che lavora riguardo il dialogo interculturale tra Islam e Germania. “Oggi viviamo in un mondo differente rispetto a mille anni fa. Dobbiamo guardare di nuovo il Corano e realizzare come l’Islam possa diventare misericordia per una parte di comunità che sta soffrendo in questo momento.”

3. Francia: Ludovic – Mohamed Zahed

Quando era un teenager in Algeria, Ludovic – Mohamed Zahed divenne così depresso a causa del dover conciliare la sua sessualità con la fede, tanto da lasciare l’Islam. Anni dopo, a conoscenza di maggiori informazioni, tornò ad essere credente.
Stavolta ha deciso di apportare un cambiamento.
“Oggi in Francia, gli adolescenti gay sono quasi 15 volte più predisposti al suicidio rispetto a quelli che sono eterosessuali” ha scritto nel “The Guardian”, spiegando perché ha aperto una moschea gay-friendly a Parigi. “Rimasto profondamente colpito da questo dato, ho deciso di creare un’associazione a sostegno dei gay musulmani francesi, lanciata nel 2010. Questo mi ha portato finalmente a progettare una moschea inclusiva a Parigi – la prima del suo genere. È un progetto nato dopo un lungo viaggio personale “.

4. Canada : El Farouk Khaki

Nel 1993 El-Farouk Khaki ha fondato il primo gruppo di sostegno per i musulmani LGBT in Canada. “Salaam Canada” è ora una delle principali organizzazioni della comunità musulmana che sta dando alle persone informazioni alternative alla prospettiva tradizionale e generalmente omofobica. L'”El-Tawhid Juma Circle”, che è uno spazio di affermazione di genere e LGBTQ per le preghiere del Venerdì, è stato creato nel 2009 e Khaki è stato uno degli imam nella loro moschea locale a Toronto. “È sempre una sfida fare i conti con propria la fede per una persona gay “, ha dichiarato a “The Star”. Perché Dio avrebbe creato uomini gay per essere cittadini di seconda classe? Perché li avrebbe dovuti creare solo per condannarli? ”

5. GERMANIA: Rahal Eks

Rahal Eks è autore di numerose biografie,tra le quali la prossima in uscita “On the Path of the friend”, in cui descrive il suo incontro con il sufismo e il modo in cui cambiato la sua vita. Dalla metà degli anni Novanta, conduce le serate di Sufi ,il giovedì in Marocco, Spagna e Germania. Come i suoi insegnanti, che sono di tre diverse scuole di sufismo, non ha mai assistito ad un conflitto tra sessualità e Islam. “Sono stato molto fortunato da aver incontrato alcuni maestri sufi, le cui idee sull’Islam e l’omosessualità erano piuttosto progressive, che mi hanno spiegato cose in una luce diversa rispetto alla media dei Mullah”, ha dichiarato nel mio libro “Queer Jihad”. “Congiunta ad i miei anni felici nel mondo arabo e avendo goduto di relazioni meravigliose, sono riuscito a raggiungere un’armonia integra di tutti i miei aspetti in cui la spiritualità e la sensualità costituiscono una totalità olistica, non frammentata o in guerra. Inoltre, anche io mi amo e mi accetto, e questo è veramente un punto vitale e un must. Quindi penso che il merito principale per aver raggiunto questo obiettivo debba andare alla tradizione Sufi, in quanto è stata l’aiuto principale ed ha avuto impatto positivo “.

Nota: Ci sono diversi altri in paesi in maggioranza musulmana, ma sono stati esclusi da questa lista per assicurarsi che la loro sicurezza non sia compromessa. Se li conoscete, non menzionateli nella sezione commenti. Grazie.

Afdhere Jama è l’autore di Queer Jihad: i musulmani LGBT sul Coming Out, l’attivismo e la fede. Vive negli Stati Uniti. E’ anche l’autore di quest’articolo tradotto per voi

Caterina Coppola

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