Il Ramadan sta per cominciare, per ogni musulmano praticante dovrebbe essere un evento meraviglioso. Questo mese di purificazione, però, noi musulmani la vivremo con un retrogusto amaro, il pensiero di una delle stragi più orribili operate dal terrorismo islamico in Europa. Sì, la maggior parte di noi non riesce a smettere di pensare ad una persona che, dichiarandosi musulmana e jihadista, ha fatto una carneficina nel nome dello stesso Dio che preghiamo. Io riesco a malapena a capacitarmene.

Le reazioni non hanno tardato ad arrivare, ad accalcarsi in un vortice di paura. Se potessimo dare una forma alla paura, sarebbe una persona tremante, con le lacrime agli occhi per lo stupore e il dolore. Reazioni violente, come una scossa, reazioni di sfogo, come un pianto. Perché soprattutto nella patria dell’arte e del cattolicesimo le persone temono un altro terribile attentato, di quelli che rade al suolo un teatro, un monumento, una chiesa importante.

Nella pagina Sono l’unica mia. e in altri spazi simili, qualcuno è venuto a commentare adducendo all’Islam e ai musulmani ogni resposabilità e chiedendo che questi si dissocino, un po’ come ha fatto Enrico Mentana, il cui punto di vista anche stavolta, purtroppo, ha una certa risonanza mediatica. Non si vergognano tutti questi stranieri che importano l’Islam fanatico?, perché non vi fate un esame di coscienza voi musulmani?, tutti voi che non vi integrate!; e leggendo queste cose temo di vedere come la gente vada in tilt: collegamenti rapidi e non ragionati, suddivisione automatica della realtà in bianco e nero, aggressività.

Musulmano? Terrorista. Ho visto in tv e per strada che molti non si integrano? Non esistono quelli che lo fanno, e comunque non li prendo in considerazione, perché ho un fottuto bisogno di sfogare la mia rabbia, devo urlare “tutti a casa vostra!” per sentirmi più al sicuro.

Intanto, un gruppo che parlava di pace e dialogo interculturale e interreligioso è stato hackerato malamente, adesso su quel che ne è rimasto ci sono un sacco di immagini blasfeme contro i musulmani. Siti e bacheche di ragazzi e ragazze musulmane, anche dichiaratamente femministi e laici, sono stati presi di mira… e figuriamoci quale sia la sensazione di tremendo disagio che viviamo nella vita vera, in cui parlano di bombe proprio dietro la tua schiena come se tu non avessi le orecchie. 

Jawaher Mhamdi è candidata nel partito del PD di Crema ed è stata attaccata implicitamente: chi scrive non parla direttamente con lei, la aggira come se emanasse radiazioni e dice alla comunità di stare alla larga dai musulmani e che i partiti non dovrebbero fare buonismo integrandoli nei loro programmi. jawaher

 

 

 

 

 

 

 

“Altro che manifestare a Milano…”, e tu pensi: lo abbiamo fatto per conoscerci e rompere i pregiudizi, proprio perché il terrorismo non ci divida più. Permettiamoci di risolvere i problemi con lucidità. Ok, esistono anche i pazzi, ma quante persone ottime? Non pensiamo alle soluzioni in modo obiettivo, così? E ancora, rifletti, angosciata: ma perché? Sono morte delle persone e adesso si potrebbe rovinare tutto così, sforzi vanificati da un pazzo bestemmiatore.

Qualche giorno fa ho letto in un gruppo femminista il post di una ragazza che ha scritto di non poter fare a meno di odiare l’Islam, le religioni pericolose e culle del fanatismo. Fin qui, che avrei potuto dire se non che l’Islam dice altro, se non parlare di interpretazioni, degli interessi economici dell’ISIS, di commentare come vengono sviati i miliziani? Le mie dita si sono bloccate quando ho letto le tre parole che terminavano il post.

Dovevo dirlo, scusatemi.

Ho sentito inumidirmisi gli occhi davanti a questa sofferenza. Ho percepito l’ansia e l’angoscia che attanagliano anche me, e che colpiscono la mia famiglia, i miei conoscenti, i miei amici. Le ho risposto, le ho detto che la capisco, che condivido la sua inquietudine, l’ho rassicurata sull’Islam e sull’esistenza di musulman* e di stranieri meravigliosi. Sarebbe bello riuscire a rincuorare tutti e spiegare tutto per filo e per segno, come tento di fare e come tant* mie amicizie fanno, ma ci sono persone che non hanno voglia di prestarti ascolto, tanto sono arrabbiate e, a volte, ignoranti e manipolate dal sensazionalismo dei media e della politica. E poi chi si cimenta a dare spiegazioni e ad accogliere il dolore degli altri, deve sapersi riguardare per non starci malissimo.

Io comprendo i sentimenti di chi mi vorrebbe dare una bastonata, di chi sragiona, di chi fa certi discorsi. E ribatto, cerco di chiarificare, di crescere, di portare avanti la lotta iniziata, di offrire più amore di quanto sia offerto l’odio. E’ tremendo però avere a che fare con questo peso. Sentiamo tutti e tutte il masso che ci preme sulle scapole, ma possiamo combatterlo continuando a fare dei distinguo, a dialogare, a cercare soluzioni. A me basta solo pensare al gruppo di lavoro dietro SLUM: origini diverse, fedi o non fedi diverse, studi diversi, amori diversi. Niente è perduto, e nel pensare questo stringerei chiunque in un abbraccio per comunicare che continueremo a sbatterci la testa per migliorare questa maledetta situazione. Esistono persone come Jawaher che fanno del loro meglio, come i colleghi de Il grande colibrì, come molti giornalisti e giornaliste che danno il massimo e non soltanto. Allora andremo avanti.

Ho paura, perché non voglio che muoia nessun altro.
Sono arrabbiata, perché non voglio essere l’immagine di una religione macchiata.

 

Cercherò di vivere questo Ramadan con l’intenzione di purificarmi anche dalla follia che ci ha feriti così tanto, per continuare a lottare con amore, contro i fanatismi, contro la paura, contro la disinformazione, contro i buonismi e i razzismi, a sovvertire, studiare, dialogare, ridere. 

Sveva Basirah

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