Gli ex combattenti bambini dello Stato Islamico stanno crescendo e hanno bisogno di supporto psicologico e di una efficace riabilitazione. 

Quando Omar tornò a casa dopo 40 giorni in un campo di addestramento gestito dallo Stato islamico, era ovvio che qualcosa fosse scattato in lui. Una volta un ragazzo tranquillo – fan dei cartoni animati di SpongeBob SquarePants – Omar, 12, era poi diventato aggressivo. Ha detto a sua madre di smettere di truccarsi,si rifiutava di salutare la sua amica e si è arrabbiato quando lei ha cercato di salutarlo. “Ho paura di indossare una maglietta all’interno della mia casa” dice sua madre,Amina. “Mi ha detto che queste cose erano proibite sotto l’Islam. Loro gli avevano fatto il lavaggio del cervello.”
Omar morì poco dopo la sua ultima visita a casa. Addestrato dall’ISIS come uno dei loro “Inghimasi” (qui un articolo in lingua inglese a riguardo : https://www.bellingcat.com/news/mena/2016/12/01/inghimasi-secret-isis-tactic-designed-digital-age/) e mandato in battaglia con fucili d’assalto e cintura esplosiva – Omar è stato ucciso mentre combatteva le forze governative siriane a Deir Ez-zor,non troppo lontano da casa,6 mesi fa. Lo Stato Islamico ha permesso a sua madre di restare 15 minuti vicino al corpo del figlio prima di seppellirlo in una tomba che a lei – come donna – non era permesso visitare.

L’angoscia di Amina è acuita dal suo rapporto con l’uomo che accusa per la morte di suo figlio. Afferma che suo marito – ora rifugiato in Turchia – era rimasto affascinato dell’ideologia dello Stato Islamico poco dopo che il gruppo ha attaccato la loro zona. Ha poi incoraggiato Omar ad unirsi agli estremisti. “Mi ha detto che avrei dovuto essere felice quando Omar era morto; Che era in paradiso ” 

“Sembrava che qualcuno volesse strapparmi l’anima” dice mentre le lacrime le scivolano sul viso.

I violenti Jihadisti hanno reclutato migliaia di bambini in Iraq e in Siria. Come Omar, molti sono stati spediti al fronte per morire. Altri lavorano come spie, fabbricatori di bombe, cuochi o guardie carcerarie. Nei casi più estremi, i bambini hanno condannato a morte prigionieri, decapitandoli con coltelli o sparando pallottole nei loro crani. Migliaia sono stati esposti all’ideologia di guerra del gruppo da scuole sponsorizzate dallo Stato Islamico. I Jihadisti ritraggono i bambini come il futuro del loro “califfato”, che ne assicurerà la sopravvivenza. Tuttavia i jihadisti stanno mandando sempre più bambini a morire. Sotto la pressione di operazioni americane a terra, il territorio di IS in Iraq e in Siria sta diminuendo. Per sostituire il numero di combattenti adulti morti, gli estremisti stanno reclutando sempre più bambini. Nel mese di gennaio, a Mosul, 51 bambini si sono fatti esplodere. Molti altri moriranno nella battaglia per la città siriana di Raqqa che è appena iniziata. Presso il campo di battaglia, l’espediente militare ha superato i sogni di IS di coltivare la prossima generazione di “guerrieri santi”. Tuttavia, molti soldati bambini sopravviveranno al califfato e costituiranno una minaccia per la sicurezza anche dopo la scomparsa dello stesso Stato Islamico. I servizi di intelligence europei sono preoccupati: i bambini ai quali è stato insegnato a costruire bombe e ad odiare l’Occidente possono più facilmente superare le frontiere e i servizi di sicurezza . In Iraq, il governo è male organizzato per reintegrare migliaia di soldati bambini addestrati ,le cui menti sono state distorte dall’ideologia ultra violenta dell’ISIS. Nel caos della Siria, i “cuccioli del califfato” possono essere semplici reclute per molti altri gruppi jihadisti del paese. La questione è come affrontare questo pericolo incombente. Una vuota opzione è quella di uccidere il maggior numero di bambini soldato possibile sul campo di battaglia e di imprigionare il resto. La storia suggerisce, tuttavia, che questo trasforma le carceri in campi di addestramento per la prossima generazione di militanti.

 Circa 2.000 bambini già si trovano nelle carceri irachene, accusati di aver combattutto o collaboraro con IS. Questi centri di detenzione sono poco attrezzati per affrontare i giovani radicalizzati. Lungi dal ricevere assistenza specializzata, i detenuti bambini intervistati da gruppi di diritti umani dicono che le forze di sicurezza irachene li hanno torturati. Abusati e abbandonati, questi bambini cresceranno odiando lo Stato. 

L’opzione migliore è cercare di riabilitare i bambini soldati che sopravvivono. Rieducati e offerto loro lavoro, i bambini hanno meno probabilità di rientrare in gruppi armati, di radicalizzare i loro coetanei o di creare propri gruppi armati. Ad esempio, il programma di riabilitazione guidato dall’ONU in Sierra Leone è stato ampiamente lodato. Ma ciò che suona bene in teoria sarà difficile poi mettere in pratica. Molti dei bambini ritorneranno in comunità i cui membri li disprezzeranno per essersi unirsi a un gruppo che ha massacrato e saccheggiato i loro villaggi. “Questi bambini non sono vittime. Hanno ucciso i nostri parenti e amici. Meritano la morte “, ha dichiarato un comandante ribelle che ha combattuto IS in Siria. Altri bambini rifiuteranno l’aiuto, terrorizzati dall’idea di essere arrestati dalle forze di sicurezza irachene o di essere uccisi da IS per aver disertato. I diversi modi di reclutamento dei bambini renderanno ancora più difficili la progettazione dei programmi di riabilitazione. Alcuni sono stati strappati dagli orfanotrofi o rapiti da gruppi di minoranze religiose. Alcuni addestrati da coetanei, altri sedotti dalla promessa di avventura, denaro e potere del gruppo. Alcuni genitori hanno inviato i propri figli in cambio di cibo, gas per cucina e uno stipendio mensile di $ 200; Altri, come il padre di Omar, perché credevano nell’ideologia di IS.

Il ruolo svolto dalle famiglie nel processo di reclutamento è particolarmente dannoso. In altri conflitti, i genitori dei bambini soldati hanno facilitato la transizione alla vita civile. Ad El Salvador, per esempio, l’84% degli ex combattenti di bambini ha dichiarato che le loro famiglie erano il fattore più importante per la loro reintegrazione, secondo la rivista “Biomedica”. Ma in Iraq e Siria molte famiglie hanno talvolta incoraggiato i loro figli ad unirsi ai militanti, alcuni nella convinzione brutale che la morte del loro bambino in battaglia purifichi il proprio cammino verso il paradiso.

Nel luglio del 2015 i Jihadisti hanno rilasciato il primo video di un bambino che decapitava un prigioniero (un pilota delle forze aeree siriane). All’inizio del 2016, un ragazzo britannico di quattro anni, la cui madre lo ha portato in Siria, è diventato il primo bambino europeo a presentarsi in un video di esecuzione: è stato filmato mentre premeva un pulsante che ha fatto saltare in aria un auto con al suo interno tre prigionieri. In un altro video, i ragazzi corrono attraverso le rovine di un castello, in competizione per vedere chi può uccidere più prigionieri. Altri sono stati fotografati stringendo teste decapitate con i loro padri pieni di orgoglio accanto a loro. Anche se la creatività della violenza può essere innovativa,il grado di brutalità non lo è. I soldati dei bambini in altre parti del mondo hanno ucciso i loro genitori, tagliato le labbra dai prigionieri e amputato gli arti. Non è la nuova la barbarie, ma piuttosto il fatto che la violenza sia documentata e diffusa. Né le ragioni per cui un bambino si unisce è unica. Anche in altri conflitti, i soldati dei bambini sono stati reclutati dalle comunità più povere, facile prede per i leader religiosi intenti a trasformare i sentimenti di rabbia, di esclusione e di vendetta in violenza.

Piani per offrire apprendistato e formazione professionale ai bambini che hanno combattuto con l’IS sono ora considerati in Iraq. I “cuccioli del califfato” possono un giorno : tagliare i capelli, riparare auto e riparare i telefoni cellulari. Ma tutto questo è un lungo cammino. Creare posti di lavoro in un paese con un’elevata disoccupazione giovanile e una corruzione endemica richiederà tempo e denaro. Alcune scuole sono state riaperte in aree un tempo occupate da IS, ma sarà difficile metterle in servizio con insegnanti qualificati che possano occuparsi di problemi complessi come la radicalizzazione e il trauma psicologico. I governi in Occidente hanno cominciato a mostrare un interesse per i programmi di riabilitazione. Se i “cuccioli Jihadisti” di oggi diventeranno i leoni di domani, dipenderà in gran parte da quanto durerà questo interesse.

Fonte : http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21723416-cubs-caliphate-are-growing-up-what-do-islamic-states-child
                                       Caterina Coppola

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